Cristian Bucchi dopo il triplice fischio di Colombo

La gioia dell’allenatore al triplice fischio di Sampdoria-Arezzo era diversa dal solito: intensa, liberatoria, quasi rabbiosa. Nell’undici titolare aveva schierato sette debuttanti in categoria e otto elementi che fino a pochi mesi fa militavano in Lega Pro: eppure la prestazione è stata convincente per organizzazione, spirito e personalità. Ci saranno ancora passaggi complicati, legnate da digerire e aggiustamenti da trovare, ma quell’esultanza sopra le righe davanti al settore tradiva la soddisfazione di chi sa che si può coltivare fiducia

La gioia di Cristian Bucchi al triplice fischio di Sampdoria-Arezzo era diversa dal solito: intensa, liberatoria, quasi rabbiosa, come raramente gli avevamo visto addosso. Quell’urlo lanciato verso il settore ospiti in festa non era soltanto felicità per una vittoria prestigiosa, ma anche la consapevolezza di aver portato a casa qualcosa di speciale. Di storico, come ha detto poi in sala stampa. Perché sbancare Marassi, davanti a 1.500 tifosi amaranto, con una squadra che fino a pochi mesi fa giocava in serie C, non è roba banale.

Quell’immagine chiude un segmento del percorso di un allenatore che sta lasciando un segno profondo. Arrivato nel febbraio 2025, trovò una squadra spenta, in difficoltà, imballata. La rivitalizzò, ne cambiò il dna con un 433 dinamico, imperniato sulla regia di Guccione, e la condusse fino ai playoff. Poi, nella stagione successiva, l’ha guidata alla vittoria del campionato, con un girone di ritorno vissuto costantemente in testa, il miglior attacco e la seconda difesa. Ma non è soltanto una questione di numeri: è la capacità di rimettere in piedi un gruppo e convincerlo a credere in quello che fa.

Adesso c’è la serie B, cioè un altro mondo. Eppure, due mesi dopo l’esordio, i segnali sono incoraggianti. 10 punti in sette giornate, con quattro trasferte e tre partite in casa: ad agosto avremmo tutti firmato con il sangue. Tre le vittorie lontano dal Comunale: Avellino, Empoli e Sampdoria. Quella di Genova, per come è arrivata e per i dettagli che ci stanno dietro, ha un peso particolare. Bucchi nell’undici titolare ha schierato sette debuttanti in B (compreso Sala) e otto undicesimi di una squadra che fino a pochi mesi fa militava in C. Eppure l’Arezzo ha giocato da squadra vera, con personalità, con organizzazione, reagendo al gol subito dopo 8 minuti senza smarrire equilibrio e convinzione.

Dopo la batosta con il Sudtirol, qualcosa è cambiato e forse non tanti ci avrebbero scommesso. La squadra sembra avere una scorza diversa, è meno fragile, più attenta, meno incline a disunirsi. Non significa che i problemi siano spariti, anche perché in questo campionato gli scenari cambiano alla velocità della luce, ma il lavoro sta producendo risposte. Non è poco, anzi. Certo, non tutte le scelte convincono al 100%. Alcune possono essere discusse, come succede con qualsiasi allenatore. Ma una cosa è non condividere una decisione, un’altra è non riconoscere il valore del lavoro complessivo.

Bucchi sta confermando di essere un tecnico che sa valorizzare gli uomini a disposizione e accompagnare la squadra nelle diverse fasi del suo percorso. La crescita, per certi versi sorprendente, di Righetti va in questa direzione. Il boom di Chierico anche, dopo una fase in cui sembrava uscito dai radar per poi tornarvi dentro alla grande. Sala si sta imponendo all’attenzione generale e Tavernelli, da quando è arrrivato Bucchi, ha cambiato marcia, imprimendo una svolta alla sua carriera. La serie B è tutta da scoprire e sarebbe prematuro, oltre che pericoloso, trarre conclusioni dopo sette giornate. Ci saranno ancora passaggi complicati, legnate da digerire e aggiustamenti da trovare. Diciamo che l’esultanza a Genova, così spontanea e adrenalinica, forse racconta anche questo: la soddisfazione di chi sente che la propria squadra sta crescendo. E che ci sono buone ragioni per guardare avanti con fiducia.