Il turno di riposo non farà male, a patto che non si cominci a peccare di superbia. Ma la squadra ha gli anticorpi e l’ha dimostrato in questi mesi, vincendo di fioretto quando è stato possibile e con il coltello tra i denti nelle ultime giornate. L’Arezzo viaggia forte: miglior attacco, miglior difesa, capocannoniere del girone, numeri superiori perfino allo squadrone del 2003/04. Nulla è deciso, anche se la stagione è ben indirizzata: adesso ci aspettano undici giornate a grande intensità. Non siamo abituati a dominare un campionato, dunque ci sta di provare le vertigini, anche se possiamo e dobbiamo viaggiare tutti a testa alta

Tiriamo il fiato, ragazzi. Tiriamo il fiato ed è stata fin qui una cavalcata spettacolare – ce l’avessero detto anche solo a metà dicembre, che saremmo arrivati a metà febbraio con 10 punti sulla seconda, 13 sulla terza e 20 sulla quarta, magari ci avremmo sperato un po’ tutti – ma ci avremmo creduto davvero? Dopo il 3-3 interno col Pineto, eravamo a -2 dal Ravenna, e già qualche espertone cominciava a disquisire su chi fosse adeguato alla categoria e chi non lo fosse. E poi, passano appena due mesi ed eccoci qua: 10 punti di vantaggio, 11 partite da giocare. Uno scenario che un po’ dà le vertigini: non ci siamo abituati, ad Arezzo, inutile negarlo. E neanche nell’anno di Mario Somma, in quella che venne definita – giustamente – una “cavalcata trionfale” verso la serie cadetta, a 11 giornate dalla fine avevamo questo margine: il Lumezzane era secondo a -6, il Cesena a -14, la Lucchese a -15. Oppure, se vogliamo fare un raffronto col numero di partite giocate, dopo 25 giornate l’Arezzo aveva 56 punti, contro i 59 di quelli odierni.

la festa del 25 aprile 2004 con Mario Somma

Certo, un calcio diverso, interpreti diversi, tutto quello che volete voi. Ma la realtà è che l’Arezzo sta facendo fin qui una stagione di quelle destinate a finire negli annali amaranto, ma che tutto quello che è successo negli ultimi vent’anni, da Calciopoli in poi, ci spinge alla prudenza e a un atteggiamento cautamente scaramantico. La squadra è forte, questo lo si sapeva da inizio anno, e con gli innesti di gennaio è diventata ancora più forte. La sosta servirà a recuperare un po’ di brillantezza e – perché no? – ad affinare qualche automatismo in vista della lunghissima volata finale: adesso come non mai siamo padroni del nostro destino, ma come giustamente hanno rimarcato anche Bucchi e Cutolo, non abbiamo ancora vinto niente, e peccare di superbia a questo punto della stagione sarebbe davvero il più grande degli errori. A vedere la squadra che è scesa in campo in queste ultime giornate, tuttavia, il rischio sembra abbastanza remoto: l’Arezzo sa giocare di fioretto ma all’occorrenza – e questo lo ha imparato cammin facendo – non si tira indietro se c’è da stare col coltello tra i denti.

E se da un lato in questi ultimi anni abbiamo sfatato una quantità industriale di tabù – ultimo in ordine temporale la vittoria a Carpi, che chi scrive non aveva mai avuto il piacere di assaporare – dall’altro dobbiamo avere rispetto di due avversarie che comunque sono di spessore, e che, da ora in poi, potranno giocare con un atteggiamento di chi ha molto poco da perdere (in ottica promozione diretta, ovviamente: poi c’è la tonnara dei play-off, ma quello è oggettivamente un campionato a parte) ed eventualmente qualcosina da guadagnare. Gli amaranto di Bucchi, oltre al primato in classifica, hanno il miglior attacco, la miglior difesa (con la porta inviolata da 615 minuti), il capocannoniere del girone e il vento in poppa. Tiriamo il fiato, riposiamo la voce: ci aspettano 11 giornate a grande intensità, ma da ora in avanti dobbiamo avere più che mai la testa alta. Sognare è lecito, crederci è doveroso.