Il risultato che ci voleva, la prestazione che ci voleva per iniettarsi in vena una bella dose di adrenalina. Siamo vivi e stiamo anche benone, dunque fiducia. La flessione di rendimento delle ultime settimane ha messo in ombra il brillante cammino precedente, che invece resta lo scudo per questi ultimi 180 minuti: l’Ascoli ha rimontato 12 punti ma è ancora dietro. Perché il calcio da noi è sofferenza continua. Adesso serve un ultimo sforzo, quello che separa le squadre forti dalle squadre che restano negli annali

L’AREZZO C’E’ – Il risultato che ci voleva, la prestazione che ci voleva per scrollarsi la scimmia dalla spalla e iniettarsi in vena una bella dose di adrenalina. L’Arezzo aveva un obiettivo conclamato, il Livorno no. Questo ha fatto la differenza ma certe partite sono trappole e con il risultato in bilico può succedere di tutto, specie in un periodo accidentato qual era questo recente. E alzi la mano chi non ha covato brutti pensieri quando il gol del raddoppio sfuggiva sempre un po’ più in là. Poi, per fortuna, Varela ha sciolto la tensione con quel missile all’angolino. Siamo vivi e stiamo anche benone. Fiducia.

CASA DOLCE CASA – Per fortuna è andato tutto liscio: riconquistata la vittoria interna che mancava dall’8 febbraio, porta inviolata al Comunale dopo due mesi, avvicinato il traguardo della promozione in B. Bucchi aveva diverse assenze di peso (Pattarello, Renzi, Gilli, Chierico solo per citare quattro titolari) ma la squadra ha reagito con coraggio, con veemenza, con ritmo. La zavorra dell’ultimo scampolo di stagione non erano le gambe, bensì la testa. E stavolta è stato schiacciato l’interruttore giusto, tant’è che il cliché della gara non è mai cambiato e l’Arezzo avrebbe potuto chiuderla molto prima. Per come si era delineato lo scenario, con l’Ascoli brillantemente corsaro a Forlì il giorno prima, le modalità con cui è stato costruito il 2-0 pesano quanto il risultato.

ESTASI E TORMENTO – Finalmente, alla 17a partita in casa, la squadra ha attaccato nel secondo tempo verso la sud: il beneficio in termini di spinta, carica agonistica, ardore è stato eclatante ed è incredibile che spesso i giocatori vi abbiano rinunciato per chissà quale paturnia. Alla fine si respirava aria sana, aria buona che da queste parti non si ricordava da un pezzo. La flessione di rendimento delle ultime settimane ha messo in ombra il brillante cammino precedente, che invece resta lo scudo per questi ultimi 180 minuti. L’Ascoli ha vinto 9 partite di fila eppure è ancora dietro, ne ha vinte 10 nelle ultime 11 eppure non ha fatto il sorpasso, ha recuperato 12 punti eppure oggi l’Arezzo sarebbe in B. Certo, con un cuscinetto più ampio saremmo stati tutti più sereni. Ma il calcio è così, è estasi e tormento, specie da noi.

PINETO COME LATINA – Adesso c’è Pineto all’orizzonte. Per certi versi e per i più attempati, ricorda la trasferta di Latina del 1982. Anche in quel caso era la penultima giornata, anche in quel caso si duellava punto su punto: Arezzo 43, Campobasso 42, Nocerina 42 a due turni dalla fine. Gli amaranto di Angelillo, scortati da non si sa quanti tifosi, andarono a vincere 2-0: gol di Carboni e Mangoni. Poi fu festa con la Paganese il 30 maggio. Culliamo questo ricordo, consapevoli che serve un ultimo sforzo, quello che separa le squadre forti dalle squadre che restano nella storia.