“Non ho le parole per descrivere la felicità di questo momento. Siamo in serie B e il sogno inizia ora” ha scritto il presidente sui social. Nell’intervista al podcast InsideUp aveva ribadito la bontà del modello Atalanta, l’importanza dell’investimento nel nuovo Città di Arezzo con Mediocredito e Credito Sportivo interessati a partecipare alla società di scopo, la necessità di un vivaio in grado di sfornare uno o due giocatori all’anno. “Sono ancora in credito con la tifoseria, spero di ripagare al più presto la fiducia che sento adesso”
“Per una volta forse non ho le parole per descrivere la felicità di questo momento, di questo traguardo raggiunto dopo tante lotte e sacrifici. Ma voglio ringraziare tutte le persone che lavorano con me e che hanno contribuito a questa bellissima vittoria. Grazie alla mia famiglia e agli amici che ci sono sempre stati. Un grazie speciale al direttore e al mister. Un grazie alla mia squadra, miei figli come li ho chiamati tante volte. E l’ultimo ringraziamento va alla città e ai tifosi che, nel bene e nel male, non ci hanno mai lasciati soli. Siamo in serie B. E il sogno inizia ora”.
Guglielmo Manzo è un pragmatico che ha imparato a bilanciare l’ambizione degli obiettivi con il realismo di chi ha le spalle larghe. L’esperienza insegna che staccare i piedi da terra è pericoloso ma anche che vivacchiare non produce niente, che serve sempre un traguardo da tagliare. Per questo ha ribadito nei giorni scorsi, con il calice di spumante ancora in mano, che la serie B non è un punto d’approdo bensì il trampolino verso nuovi orizzonti.
IL FUTURO – Nella puntata del podcast InsideUp della scorsa settimana, il presidente ha dimostrato di avere le idee molto chiare su tutto ciò che deve fare l’Arezzo di qui in avanti. “Per me la B deve essere di passaggio, il mio sogno è portare l’Arezzo tra i primi venti club d’Italia” ha spiegato, aggiungendo che il modello di riferimento resta l’Atalanta per il percorso che ha saputo intraprendere nel tempo, passando dalla serie B a una stabile seri A, fino ad arrivare allo stadio di proprietà e alla vittoria in una coppa europea.

LO STADIO – Snodo cruciale della programmazione del club è ovviamente il progetto del nuovo stadio. “A sessant’anni non mi sarei impegnato nel reperire le risorse necessarie se non fossi convinto che questa può essere la svolta per l’Arezzo. Chi verrà dopo di me avrà una fonte di reddito annuo garantito dai proventi dell’impianto”. Manzo si è definito un “lucido visionario”, raccontando le sue origini lavorative e la sua capacità di innovare, anche a costo di prendersi qualche rischio. Come quando si licenziò a 23 anni dall’azienda dove era dipendente. La sua gestione del calcio ricalca quella aziendale: passione di base, ma razionalità nelle scelte difficili. E il faro puntato sul settore giovanile, dove a breve arriverà un nuovo direttore sportivo. “Dobbiamo lanciare uno o due ragazzi ogni anno. Allora diventa tutto più sostenibile”.
I PARTNER – In questi giorni cruciali per l’avvio del cantiere al Comunale, si stanno gettando le basi per costituire la società di scopo che gestirà tutto l’indotto legato allo stadio e che dovrà essere partecipata, secondo i dettami della convenzione con il Comune, dalla Ss Arezzo. Alla porta ci sono possibili investitori che operano nel settore bancario, come Mediocredito e Credito Sportivo, e altri sponsor interessati all’operazione. “Per entrare in società – ha detto Manzo – dovranno garantirci di aver compreso il senso di tutta l’operazione. Il progetto stadio non nasce per speculare ma per garantire un futuro solido al club”.
LA CITTA’ – Nonostante le due promozioni in tre anni e la serie B riconquistata a distanza di quasi un ventennio dall’ultima partecipazione, Manco si sente ancora in debito con i tifosi. “Ho cercato di riorganizzare la società, questo sì. Ma se metto tutto sulla bilancia, credo di aver ricevuto molto più di quanto ho dato. Arezzo è una città storica che calcisticamente ha sofferto in passato. Una certa diffidenza era comprensibile, mentre adesso le cose stanno cambiando per merito non solo mio ma di un gruppo di lavoro. Io stesso non sono quello di sei anni fa, mi sento cresciuto come uomo e come presidente. Con un percorso di crescita graduale e continuo spero di ripagare del tutto la fiducia del pubblico”.












