(foto Daiano Cristini)

Un’energia collettiva che attraversa le generazioni, trasformando il risultato sportivo in identità condivisa. Il ritorno in serie B diventa il punto di partenza di una visione più ampia: il progetto per il nuovo stadio, ambizioni e credibilità si intrecciano con l’entusiasmo popolare, dando forma a un momento tra i più fertili di tutta la storia amaranto. Coltivare la speranza di un domani ambizioso si può, sognare anche. E i sogni sono il motore più potente di tutti

Mi domandavo insieme agli amici se questo sia uno dei periodi più belli nella storia dell’Arezzo calcio, uno dei più fertili per coltivare la speranza di un domani ambizioso, in controtendenza rispetto al nostro passato fatto di inciampi dolorosi più che di scalate verso il successo. La risposta è che probabilmente sì, siamo dentro un’epoca tra le più intriganti di sempre. Anche la prima promozione in B del 1966, stando alle cronache del tempo, portò in città una ventata di ottimismo, corroborato dal bis del 1969. Anche nel 1982 si creò un afflato magico, al punto che quelli restano in memoria come anni meravigliosi, durante i quali abbiamo conosciuto calciatori diventati delle bandiere. Anche nel 2004 e nel triennio successivo ci siamo tolti tante soddisfazioni.

Però l’ultima vittoria, come suol dirsi, è sempre la più bella. E ci sono frangenti in cui il calcio smette di essere solo calcio, proprio come oggi. Questa non è soltanto una promozione in serie B, categoria attesa diciannove anni. È qualcosa di più largo, più profondo, più intimo. Ha ragione Orgoglio Amaranto quando mette in evidenza l’intreccio generazionale che ci è passato davanti agli occhi domenica, prima, durante e dopo la partita con la Torres: bambini piccoli, adolescenti, ragazzi e ragazze, genitori, nonni, gruppi di amici. E’ stata una festa aperta a tutti, un bagno di folla senza distinzioni di età. Si trattava di un evento, qualcuno sarà venuto solo per farsi due selfie e poter dire “io c’ero”, ma la stragrande maggioranza di quelli che erano lì ha sofferto, partecipato, esultato. Questa è appartenenza ed è la cosa più bella da esibire, oltre che la più complicata da stimolare.

E’ piacevole pensare che fianco a fianco sventolavano la bandiera chi la B l’ha già vissuta davvero e chi l’ha solo sentita raccontare. Adesso la promozione tiene insieme passato e presente. E la vittoria è un collante, un linguaggio comune tra età e storie diverse, la chiave più autentica per leggere questa fase della nostra passione amaranto. E’ la seconda giornata di sfilate e cortei in centro in appena tre anni: il 26 aprile 2026 come il 16 aprile 2023. Il ritorno tra i professionisti, nell’anno del centenario, fu quasi una liberazione, oggi c’è qualcosa di diverso: una sensazione più solida, più consapevole.

La serie B è sì un traguardo, ma ha il sapore di un inizio per almeno due motivi. Uno: il progetto stadio tocca corde profonde. Non si tratta solo di una questione urbanistica o sportiva: è un segnale oltre che il coronamento di un desiderio che tutti quanti abbiamo cresciuto dentro di noi. Dice che stavolta si prova a costruire qualcosa che duri, che non sia legato solo al risultato della domenica, in grado di proiettare l’Arezzo in una dimensione diversa. Due: il presidente Guglielmo Manzo ha saputo tradurre la sua “visione” in realtà. Ha iniziato a puntare la B, ha avviato l’iter per il nuovo stadio quando i più benevoli erano scettici e la maggioranza degli osservatori lo considerava un folle. Oggi, sul piano della credibilità, può giustamente passare all’incasso. E l’obiettivo di arrivare tra i primi venti club d’Italia, cioè in serie A, assume una valenza differente.

E’ in corso una luna di miele tra la squadra e la città, una sintonia che si avverte ovunque, senza bisogno di spiegarla troppo. Basta farsi un giro ad Arezzo, entrare in un bar, ascoltare due discorsi al volo: si capisce subito. E in mezzo a tutto questo resta quell’immagine finale: gli abbracci, i cori, le sciarpe verso il cielo. Oggi saliamo un altro gradino e non c’è motivo per non sognare, che i sogni sono il motore più potente di tutti. In questo periodo, sull’onda di una partita memorabile, si respira semplicemente, magicamente felicità.