L’allenatore dell’Arezzo e l’incontro per “Io ti rispetto”. Due ore di botta e risposta con i ragazzi del liceo scientifico con indirizzo sportivo

Cristian Bucchi, l’allenatore che ha riportato l’Arezzo in serie B, stamani ha incontrato gli studenti del liceo scientifico con indirizzo sportivo Francesco Redi nell’ambito di “Io ti rispetto”, progetto di educazione civica che si propone di comunicare i valori dello sport integrando e completando il percorso didattico. L’iniziativa, patrocinata dalla Provincia di Arezzo e dal Comitato regionale Toscano del Coni, è promossa dall’Associazione fra i familiari delle vittime dell’Heysel, presieduta da Andrea Lorentini, con il sostegno della delegazione provinciale Figc di Arezzo, dell’Olmoponte-Santa Firmina e dal Panathlon club di Arezzo e Valdarno Superiore.

Tante e variegate le domande che i ragazzi hanno rivolto al presidente Lorentini e al tecnico amaranto Bucchi, il quale ha risposto con la consueta disponibilità, spaziando da argomenti tecnici ad altri molto più personali.

L’armonia di squadra

“Cerco sempre di costruire un rapporto solido con tutti i giocatori, specie con i giovani. Ci parlo molto, mi informo sulle loro famiglie, sulla vita che fanno e che vorrebbero fare. Casarosa per esempio l’abbiamo acquistato a gennaio, sta frequentando la quarta superiore, si è trasferito da Pisa e ha dovuto inserirsi in un contesto nuovo. Considero i calciatori come miei figli, mi piace essere una persona con cui potersi confidare. In rosa ci sono ragazzi di 18 e 35 anni, situazioni opposte che ho il dovere di integrare perché questo si ripercuote sull’armonia del gruppo. In mezzo al campo io sono l’allenatore e loro . i calciatori, fuori siamo Cristian, Pietro, Emiliano, Marco, tutti sullo stesso piano”.

I momenti difficili della carriera

“A 20 anni sono salito dai dilettanti alla serie A, ho vissuto il bello e il brutto del calcio. Quando facevo gol, avevo mille amici, quando stavo due mesi senza buttarla dentro mi ritrovavo solo. Succede anche adesso: dopo la sconfitta con l’Ascoli, ho acceso il telefono e ho trovato tre messaggi di mia moglie e dei miei figli. Dopo il 3-1 alla Torres ne avevo più meno 800. Funziona così ovunque, nel calcio è ancora più smaccata questa situazione. I momenti difficili sono stati quelli in cui ho dovuto arrangiarmi e ripartire”.

Lo studio

“Avevo terminato le superiori, giocavo in Eccellenza e mi iscrissi a Scienze Politiche perché mi sarebbe piaciuto fare il giornalista. Poi il Perugia mi portò in A e lì ha girato tutta la mia vita. Il consiglio che vi do è di credere sempre in voi stessi, di non vivere per vincere ma per fare le cose che vi piacciono. Non c’è uno che vince e cento che perdono, c’è uno che vince e cento che hanno partecipato, fatto esperienza, imparato. Studiate, godetevi il buono di ogni giorno e da agosto venite a vedere l’Arezzo”.

La serie B

“Sono sicuro che disputeremo un campionato in cui ci divertiremo. Siamo orgogliosi di tornare in quella categoria che ad Arezzo manca da tempo, consapevoli che ci sarà da correre, da lottare, da battagliare, che dovremo assorbire qualche sconfitta. Dovremo avere una buona dose di realismo ma senza smettere di sognare”.

Vialli come punto di riferimento

“Gianluca è sempre stato il mio idolo perché era un attaccante forte, un leader, un guerriero, è il poster che tenevo nella mia camera. E’ caduto e si è rialzato tante volte, aveva un’energia incredibile, non mollava mai. L’ho tenuto come punto di riferimento anche da allenatore, una figura che rappresenta un grande esempio”.