Stamani la conferenza a palazzo Madama promossa dal senatore De Poli: tra i relatori l’avvocato Ciabattini del foro di Arezzo. La raccolta firme, sostenuta dalle tifoserie di tutta Italia, promossa anche da Orgoglio Amaranto e dalla curva sud Lauro Minghelli. Tra gli obiettivi: campionati meritocratici, prezzi accessibili, orari e calendari rispettosi dei lavoratori, promozione di stadi a misura di tifoso, tutela delle trasferte dei sostenitori ospiti, stop a misure repressive ingiuste e sproporzionate, regole stringenti sulle multiproprietà dei club

Questa mattina, presso l’Aula Convegni del Senato della Repubblica, il senatore Antonio De Poli ha promosso la conferenza stampa “Da Nord a Sud, per un calcio giusto e popolare”, dedicata alla presentazione della petizione nata dal basso, dai cittadini, dalle tifoserie e dalla società civile. La raccolta firme è stata organizzata e portata avanti nelle scorse settimane anche ad Arezzo, promossa da Orgoglio Amaranto e dalla curva sud Lauro Minghelli. Gli obiettivi dichiarati della petizione sono: campionati meritocratici, prezzi accessibili, orari e calendari rispettosi dei lavoratori, promozione di stadi a misura di tifoso, tutela delle trasferte dei tifosi ospiti, stop a misure repressive ingiuste e sproporzionate, regole stringenti sulle multiproprietà dei club.

Alla conferenza stampa, seguita fuori dal Senato da una rappresentanza di tifosi di tutta Italia, ha preso parte anche l’avvocato Giulio Ciabattini del foro di Arezzo, spesso impegnato in processi che hanno coinvolto tifosi e società su vari fronti. Tra i relatori i legali Giovanni Adami di Udine, Federico Pesavento di Vicenza, Fabio Tulimiero di Avellino, Antonio Radaelli di Como.

l’avvocato Giulio Ciabattini di Arezzo

“Si tratta di un’iniziativa importante, che ha già raccolto 150.000 firme in appena un mese e mezzo e che pone all’attenzione delle Istituzioni nazionali e degli organismi sportivi competenti un tema centrale: salvaguardare il patrimonio sociale, culturale e popolare legato al calcio – ha scritto il senatore De Poli. Il calcio, in Italia, non è soltanto uno spettacolo. È identità, appartenenza, comunità. È un linguaggio che unisce generazioni diverse, lega i territori e trasmette valori, soprattutto ai più giovani. Proprio per questo, la richiesta che arriva da tanti cittadini e tifosi non può essere ignorata. Oggi esiste una frattura sempre più evidente tra il calcio vissuto, popolare, fatto di passione, sacrificio e partecipazione, e un sistema sempre più orientato a logiche economiche che rischiano di allontanare proprio chi il calcio lo tiene vivo ogni giorno.

Quando parliamo di prezzi non accessibili, parliamo di famiglie che rinunciano a portare i figli allo stadio. Quando parliamo di orari frammentati, del cosiddetto calcio-spezzatino, parliamo di lavoratori, studenti e cittadini che non riescono più a vivere la partita come momento di condivisione. Quando affrontiamo il tema delle multiproprietà e delle regole non sempre trasparenti, tocchiamo direttamente il principio di equità delle competizioni e il legame tra squadre, territori e comunità. La petizione presentata oggi non è una protesta nostalgica. È una richiesta di equilibrio. Chiede di riportare al centro il valore sociale dello sport, senza negare la modernità, ma governandola con responsabilità.

Tre sono i punti fondamentali: garantire l’accessibilità, perché il calcio deve tornare a essere davvero di tutti; tutelare la partecipazione, perché lo stadio deve essere un luogo vivo, accogliente e inclusivo; assicurare regole giuste e trasparenti, capaci di proteggere la competizione e il rapporto tra club e territori. Il Parlamento ha recentemente riconosciuto lo sport nella nostra Costituzione. Non si è trattato di una scelta simbolica, ma sostanziale: lo sport è strumento di crescita della persona, di coesione sociale e di benessere. Per questo, parlare oggi di calcio giusto e popolare significa affrontare una questione culturale, sociale e anche costituzionale. Come Istituzioni abbiamo il dovere di ascoltare. Ascoltare non significa accogliere tutto in modo acritico, ma riconoscere che dietro queste richieste c’è un bisogno reale di giustizia, equilibrio e rispetto.

Il calcio italiano ha una storia straordinaria. Per guardare davvero al futuro deve però ritrovare le proprie radici: comunità, passione autentica, partecipazione popolare. Il Parlamento può e deve fare la sua parte, contribuendo a costruire un quadro normativo più coerente, capace di tenere insieme sicurezza, sostenibilità economica e diritti dei tifosi. Il punto non è scegliere tra sicurezza e libertà, tra economia e passione. Il punto è trovare un equilibrio giusto, nel rispetto dei principi costituzionali. Dobbiamo fare in modo che ogni cittadino, indipendentemente dal reddito, dall’età o dalla propria condizione, possa vivere lo sport e il calcio come esperienza di comunità, crescita e partecipazione. Questa petizione ci chiede esattamente questo: restituire il calcio ai cittadini“.