La promozione e il cantiere al Comunale sono due garanzie per il domani. Dal mercato della scorsa estate all’avvio di campionato a spron battuto, la resilienza nel duello con l’Ascoli e la festa con la Torres, fino al progetto di riqualificazione del Città di Arezzo. Oggi, 30 giugno, cala il sipario su un’annata che sta segnando una grande svolta
Si chiude oggi, 30 giugno, la stagione 2025/26. Verrà ricordata e tramandata ai posteri come quella della quinta promozione in serie B e dell’avvio del cantiere allo stadio, due dettagli che la pongono tra le più importanti e stimolanti di sempre. Se ci guardiamo alle spalle, ci accorgiamo che l’Arezzo ha cambiato status, dentro e fuori dal campo. Quasi sempre le annate calcistiche si associano a un grande risultato, a un protagonista speciale, a volte un allenatore e a volte un bomber. Stavolta è diverso: è stato consolidato un progetto tecnico vincente e si sono poste le basi per un futuro che, fino a pochi anni fa, sembrava soltanto un’ambizione. O un’illusione, a seconda dei punti di vista.
L’estate 2025
Il mercato di un anno fa fu mirato ed emblematico degli obiettivi che si era posto il club. Gli arrivi di giocatori esperti come Cianci, Tito, De Col, Varela, la conferma dell’ossatura e la fiducia a Cristian Bucchi, rappresentarono le basi per una squadra pensata per vincere, non semplicemente per migliorare il piazzamento dell’anno precedente.
Avvio a tutto gas
Le prime nove giornate lanciarono un messaggio chiarissimo al campionato: l’Arezzo non era un bluff ma una candidata credibile alla promozione diretta. Da lì è nata la convinzione, dentro e fuori dallo spogliatoio, che la serie B fosse davvero possibile. Determinanti, in questa chiave, le vittorie in trasferta contro Ravenna e Ascoli: due scontri diretti vinti con autorità e senza nemmeno un gol al passivo.
Resilienza
Alla fine si è rivelato determinante anche il duello con l’Ascoli nel girone di ritorno, portato dalla parte giusta quando l’Arezzo sembrava sul punto di cedere le armi. La capacità di resilienza, la forza di carattere e la reazione al momento più delicato di tutti rappresentano il vero punto di svolta emotivo della stagione, con la trasferta epocale di Pineto da segnare con il circoletto rosso. È in quei frangenti che una squadra forte è diventata una squadra vincente.
La festa
Il 26 aprile 2026 è il giorno simbolo dell’annata. Come il 15 maggio 1966, come l’8 giugno 1969, come il 30 maggio 1982, come il 25 aprile 2004. Il 3-1 alla Torres ha cancellato quasi vent’anni di assenza dalla serie B e restituito all’Arezzo una dimensione nazionale, per un traguardo sportivo che la proprietà inseguiva fin dal suo insediamento, la città da ancora prima.
Lo stadio
Pochi giorni dopo è arrivato il secondo spartiacque. L’avvio del cantiere per il nuovo Città di Arezzo non è soltanto un’opera edilizia: è la certificazione che i programmi vanno oltre il campo. Per la prima volta in Italia è stato avviato un progetto secondo il nuovo modello della Legge Stadi, con un investimento interamente privato e una visione a medio termine. È la promozione del club, prima ancora che della squadra.
Nel calcio non si sa mai e il passato dell’Arezzo è lì apposta per tenere tutti con i piedi per terra e le antenne dritte. Però, almeno per adesso, si può argomentare che la stagione 2025/26 non ha lasciato soltanto una coppa in bacheca o una categoria conquistata: ha consegnato a tutti un nuovo orizzonte. La serie B rappresenta il presente, il nuovo stadio il futuro. In mezzo ci sono dodici mesi che hanno riscritto la storia recente dell’Arezzo.












