Lettera di una tifosa amaranto, abbonata in curva sud, su un tema molto dibattuto negli ultimi giorni. “Ho il 100% d’invalidità ma sono senza accompagnamento, quindi non ho diritto al pass auto. Ho scritto alla Ss Arezzo, senza risultato. Mi auguro che in futuro ci sia un po’ più di accortezza del comunicare con persone con fragilità”

“Scrivo questa lettera con quasi due mesi di ritardo perché non sono solita esternare pubblicamente i miei problemi e cerco sempre di risolverli andando alla fonte. Sono una “ragazza” disabile titolare di contrassegno europeo Cude per lieve deficit di deambulazione. Ho sottoscritto l’abbonamento ridotto diversamente abili in curva, nonostante io abbia il 100% d’invalidità, in quanto è l’unico settore che ho sempre amato e frequentato. Ho scritto a giugno un’email alla nostra società per chiedere spiegazioni circa il rilascio del pass auto, in quanto quelle che erano nel sito non mi convincevano (speravo che avessero sbagliato a scrivere). All’email mi è stato solamente risposto che le metodologie d’ingresso erano quelle riportate nel sito.

Mi sono ritrovata con la porta freddamente chiusa in faccia (anzi… il parcheggio chiuso in faccia direi!) dopo quasi 30 anni di abbonamento in curva e dopo qualche anno nel quale non ho mai avuto problemi a parcheggiare col contrassegno. Mi sono rivolta al mio avvocato per provare a scuotere un po’ le coscienze di chi gestisce queste pratiche nella società della nostra amata squadra, perché avevo anche intanto saputo che altre persone erano nella mia stessa situazione. A fine giugno abbiamo inviato una lettera molto tranquilla e propositiva nella quale in sostanza si spiegava che se una persona è in possesso di contrassegno è perché una commissione medica gliel’ha rilasciato, ha valenza europea e che tutto ciò, detta con parole mie, è umanamente scorretto che venga sormontato da delle scelte societarie. Da parte della società non c’è stata risposta né a questa lettera né al sollecito inviato successivamente.

Dal 2018 sono titolare del contrassegno e per assistere a concerti, spettacoli, partite ho sempre e solo dovuto esibire il sopra citato e, come avevo suggerito di fare dall’anno scorso all’Arezzo, comunicare la targa a ogni evento, così che gli organizzatori avessero il numero reale dei partecipanti con diritto al posto riservato. Questo per permettere l’effettivo utilizzo di tutti i posti riservati ai disabili per ogni singolo evento. Vorrei aggiungere che il contrassegno per parcheggiare non va di pari passo con la percentuale d’invalidità (è rilasciato anche a persone che ad esempio hanno il 50, 60% d’invalidità, se sussistono i requisiti).

Tornando a noi, abbiamo chiesto un incontro negli uffici della società e sembrava, dopo aver dovuto rispiegare il tutto, che le cose volgessero al meglio. Dopo qualche ora siamo stati richiamati e ci hanno invece confermato la loro linea iniziale: entra solo chi ha il contrassegno con accompagnamento scritto nel verbale. Racconto tutto ciò perché siamo tifosi dell’Arezzo, amiamo la nostra squadra e oltre questo, dietro a un contrassegno, ci sono persone che hanno gravi problemi di salute, con le spalle larghe ma altamente sensibili perché provate da una vita difficile, e che si vorrebbero sentire protette dalla società, sia quella della propria squadra che in generale, e non escluse e non considerate come è successo a me e ad altri tifosi.

Mi auguro che in futuro ci sia un po’ più di accortezza del comunicare con persone con fragilità e che non vengano rifatte scelte che le discriminano per i loro problemi motori, che essi siano lievi, medi o gravi. Con amore per l’Arezzo. Laura”.