L’Arezzo, la Sampdoria e una partita che mette a dura prova il mio cuore di tifoso. Io che andavo con mio babbo al Comunale a vedere gli amaranto e che in camera avevo il poster di Vialli e Mancini. Domenica sarà una notte speciale

Dopo 46 anni di onorata carriera da stadio, è arrivato infine il dilemma. L’Arezzo affronterà la Sampdoria in campionato e tutti i miei amici, compresa la mia coscienza pallonara, mi chiedono: tiferai Arezzo o Sampdoria? La riposta non c’è o meglio non è così semplice. Pone infatti alcune riflessioni che potrebbero essere quelle di tanti tifosi che seguono da sempre l’Arezzo ma fin da piccoli hanno fatto anche la famosa scelta: chi tifi in serie A? Partiamo da questo. Quando vai a scuola è la domanda di rito, alla quale tutti i bambini italiani, nati in Italia, residenti in Italia o arrivati in Italia (perché il calcio sì, è un gioco di integrazione) non possono sottrarsi: chi tifi in serie A? Ma io vado al Comunale tutte le domeniche perché mi ci porta mio babbo – poteva essere la risposta – domenica ho visto il derby col Siena, la prossima settimana vado a Montevarchi a vedere l’Arezzo. A Perugia mio padre non mi ci porta perché vuole vedermi sopravvivere fino alla maturità.

La scelta quindi di tifare una squadra “importante”, o per meglio dire da serie A però, non è tanto un obbligo dovuto alla domanda degli amichetti per non sentirsi fuori dal mondo (in realtà anche questo), ma anche un piacere: io tifo la Juve perché mi sono innamorato di Platini e Del Piero, io adoravo il Milan degli olandesi, per me il calcio dopo Maradona è finito. E allora, permettetemi di dire che questo è normale e anche bello, che dei bambini cioè si appassionino al gioco del calcio perché in camera avevano il poster di Lothar Matthäus o Rudi Völler.

Io sono cresciuto sotto il poster dei gemelli del gol Vialli e Mancini. Non c’è da vergognarsi, probabilmente tutti (o quasi) i tifosi dell’Arezzo simpatizzano per un’altra squadra di serie A. E’ la nostra storia che lo dice e lo insegna, ma non per questo ci sentiamo tifosi di calcio di serie inferiore. Sempre la storia insegna che ci vogliono anni per plasmare una generazione di appassionati dedita solo alla squadra della propria città. Non voglio essere frainteso però, concordo con il movimento ultras e con Orgoglio Amaranto che portano avanti da anni una battaglia per seguire la squadra della propria città, di fatto ormai infastiditi (schifati?) dalla mancanza di valori, attaccamento e giocatori bandiera nelle massime serie.

Ma ci vogliono tanti anni di serie B e soprattutto quella serie che qui è sempre mancata. Siena docet (bestemmia): un secolo di serie C con tifoseria anonima sia in quantità che qualità, poi arriva il periodo magico del decennio di serie A e tutto cambia, si crea quello zoccolo duro che darà i frutti nel tempo. E non è un caso se proprio a Siena è nata una delle realtà aderenti a Supporters in Campo, l’associazione Millenovecentoquattro che sta lavorando benissimo da anni.

Insomma, l’incrocio con una squadra da serie A, tale è la Sampdoria che in serie B non c’entra nulla, apre questo interrogativo, come magari è successo anni fa quando abbiamo affrontato Napoli, Juventus, Genoa e Torino nell’ultimo triennio di serie B. E allora, che sia un interrogativo piacevole, ben venga, e magari che si ponga spesso in futuro. Che la serie B stravolga in meglio le nostre certezze calcistiche e soprattutto che duri a lungo. Teniamocela stretta.