Sembra ieri che ci vedevamo sfumare il titolo di campioni d’inverno proprio all’ultimo tuffo. La sconfitta di Livorno, il pazzo pareggio col Pineto, il punticino rimediato in Sardegna: c’era già chi vedeva nubi nere addensarsi dalle parti di via Giotto. In questo scampolo di gennaio, invece, gli amaranto hanno mandato due forti, fortissimi segnali al campionato. Non si può fare un’intera stagione a mille all’ora e quindi avanti a testa alta, che le gambe torneranno a girare e i campi a essere meno freddi
E quindi, l’Arezzo è in testa con quattro punti di vantaggio. Sembra ieri che ci vedevamo sfumare il titolo di campioni d’inverno proprio all’ultimo tuffo. La sconfitta di Livorno, il pazzo pareggio col Pineto, il punticino rimediato in Sardegna: le Cassandre erano già in azione, pronte come sempre a fare quello che sanno fare: bubare, since 1923. C’era già chi vedeva nubi nere addensarsi dalle parti di via Giotto, col vento che soffiava in direzione dello stadio.
Sembra ieri, e in effetti era ieri: la mini serie negativa era iniziata un mese fa, e in questo scampolo di gennaio, invece, gli amaranto hanno mandato due forti, fortissimi segnali al campionato. La vittoria di Forlì, arrivata nei minuti di recupero, con l’uomo in meno e dopo essere stati sotto nel punteggio. E questa di domenica contro il Pontedera, ultimo in classifica ma tutt’altro che spacciato, arrivata con un gol di fortuna ma al termine di 90 minuti in cui gli uomini di mister Bucchi hanno veramente rischiato meno del minimo sindacale. E invece ci vorrebbe equilibrio, in una stagione così, che il campionato dura trentasei (ma dovevano essere trentotto: su questo punto sorvoliamo, e mandiamo solo solidarietà ai tifosi del Rimini) partite: l’Arezzo non era spacciato allora, e non ha vinto il campionato in carrozza oggi.
Certo, la flessione è abbastanza palese, soprattutto sul piano della brillantezza fisica e conseguentemente del gioco, ma appunto: non si può fare un’intera stagione a mille all’ora – ce lo ha ricordato in questo inizio di gennaio il Ravenna, che ha racimolato un solo punto in due partite, che diventa uno in tre partite se consideriamo l’ultima del 2025, con l’ultima vittoria arrivata ormai un mese fa per 2-1 sul Pontedera, guarda caso. A cui si aggiunge la loro eliminazione dalla coppa Italia di C. E allora teniamoci le due cose più positive di tutte, ora come ora: il risultato, e la classifica.
Ma sempre senza scordarci che cosa ci ha portato qui, alla seconda di ritorno e con quattro punti di vantaggio sulla diretta inseguitrice: l’Arezzo ha vinto il 70% delle partite, ne ha perse appena due su venti, ha il miglior attacco del girone con 38 gol all’attivo e la seconda miglior difesa, dietro solo all’Ascoli che ad oggi ha incassato appena 11 gol, due dei quali dagli amaranto. Ha davanti a sé un girone di ritorno in cui la maggior parte delle partite insidiose le giocherà tra le mura amiche: Ravenna, Ascoli, Ternana, Perugia, Livorno (ma queste ultime tre più per rivalità che per ambizioni di classifica) dovranno tutte venire a giocarsela al “Città di Arezzo”.
E allora avanti a testa alta, Arezzo, che 4 punti di vantaggio non saranno una fuga ma intanto sono un tesoretto, che le gambe torneranno a girare e i campi a essere meno freddi, e le Cassandre, magari, a primavera saranno più impegnate a salire sul carro che a dare libero sfogo ai cattivi presagi.












