Il vecchio San Biagio è stato inaugurato nel 1977. E’ invece datata 2006 l’intitolazione all’ex presidente, morto mentre partecipava alla Mille Miglia e il cui nome è legato alle cementerie, pilastro dell’economia umbra. Un busto del “commendatore” è in bella mostra all’ingresso dell’impianto. Di 4.936 posti la capienza complessiva: la curva mobile del settore ospiti venne installata nel 2011 dopo la promozione in B dei rossoblu. Nel 1990 il Brasile di Zico giocò un’amichevole contro la squadra locale, vincendo 14-1
Dopo la sosta forzata, amaranto in scena nella città di Gubbio, presso lo stadio Pietro Barbetti. Campo in erba naturale, giorno e orario non dei migliori, distanza comunque accettabile (90 km scarsi), zona in cui si mangia benissimo, regione e provincia su cui non esprimiamo commenti. Il navigatore suggerisce come via più breve il percorso da Città di Castello, Umbertide e Strada statale 219 via dell’Assino, mentre più lunga e con pessimo panorama la strada che passa dal capoluogo umbro, triste e fredda città che registra temperature record di -35 dalla capolista Arezzo.
La capienza attuale dello stadio dopo i lavori effettuati nel 2011 è di 4.936 posti a sedere. Inaugurato nel 1977 quando il Gubbio militava in Promozione, veniva inizialmente chiamato come stadio San Biagio, santo protettore della gola celebrato il 3 febbraio, data di nascita di uno dei più forti attaccanti della storia del calcio, noto anche per la sua lunghissima barba (segnò in rovesciata a Prato, chi è?).
Il 6 maggio 2006 lo stadio viene intitolato a Pietro Barbetti, alla guida dell’As Gubbio 1910 a partire dal 1956 al 1958 e poi dal 1963 fino al 1970, finanziatore e sostenitore dei rossoblù per oltre 30 anni fino al giorno della sua morte in data 7 aprile 1986 mentre partecipava alla Mille Miglia, un’altra delle sue grandi passioni sportive. Il nome dell’imprenditore eugubino riporta ovviamente alle Cementerie Aldo Barbetti fondate dai cinque fratelli Pietro, Ardicino, Fabio, Dante e Angelo nel 1956, pilastro storico dell’economia umbra. Giusto per avere un’idea, nel 2023 la società ha registrato un fatturato di 163 milioni di euro. La cerimonia di intitolazione nel 2006 vide la presenza di tante persone, tra cui Ilario Castagner e la famiglia Barbetti, visibilmente commossa nello scoprire il busto che rappresenta il “Commendatore” in bella mostra all’ingresso dello stadio. Una commozione totalmente opposta quando pochi mesi dopo accadde un tragico fatto di cronaca, ovvero il decesso di un rampollo dei Barbetti, anche lui di nome Pietro, figlio però di Aldo. La fatale scomparsa avvenne infatti il 26 agosto 2006 sullo yacht “Tiki” ormeggiato al Puntone di Scarlino (Grosseto), a causa di una presunta overdose, in una vicenda che ha scosso profondamente la comunità di Gubbio.
Grazie alla seconda storica (e ultima) promozione in serie B del maggio 2011, lo stadio Barbetti venne ampliato con l’installazione di una nuova curva mobile per ospitare la tifoseria ospite. Vennero inoltre invertiti i settori, con la tribuna centrale situata al posto della precedente gradinata e viceversa, così da avere la Tribuna “A” con 996 posti, Curva e Tribuna “B” con 1.232 posti, Tribune “C” e “D” con 1.557 posti e il settore ospiti con 1.188 posti. A prima vista lo stadio risulta disomogeneo nella composizione di tutte le tribune diverse, comunque coperte e con lo sfondo delle montagne umbre che rendono una leggera grazia al panorama complessivo. Da segnalare la presenza della pista di atletica, un po’ vecchiotta e trasandata ma utilizzabile durante la settimana.
Tra le partite da ricordare nell’impianto eugubino c’è il derbyssimo con il Perugia nell’ottobre del 1987 in serie C2, con il record di affluenza (8.000 spettatori), in una gara che per il conteggio dei presenti ha sempre utilizzato il metodo a spanne, in stile Arezzo-Milan. Mentre, durante la preparazione ai mondiali di Italia ’90, la Nazionale di calcio del Brasile ha giocato un’amichevole contro il Gubbio al Barbetti (allora San Biagio) finita 14-1 per la Seleção.












