Bucchi a colloquio con Coppolaro e Guccione

Non è stata una bella partita quella di domenica. Ma è normale che l’allenatore, in questo momento del campionato, difenda la prestazione e quindi il gruppo. E’ sempre stato un maestro in questo compito, lo sarà anche nei prossimi giorni. La squadra ha rallentato in casa ma in trasferta no: 6 partite nel girone di ritorno, 5 vittorie e un solo gol al passivo. L’Ascoli oltretutto deve fermarsi e la sosta di quindici giorni non è detto sia un vantaggio. Nonostante qualche scricchiolio, l’Arezzo è ancora messo meglio della concorrenza

COSI COSI – Non è stata una bella partita quella di domenica, l’Arezzo non l’ha giocata bene. Quando Bucchi dice che la prestazione gli è piaciuta, fa riferimento alle tante occasioni create e alle rare occasioni subìte. E su questo non c’è da discutere. Ma è evidente che le sue parole servano anche da scudo per il gruppo: sarebbe masochista, oltre che inutile, mettere il dito nella piaga e sottolineare che dopo il gol di Montevago, uno dei centravanti più completi del campionato, la squadra sia andata in confusione, perdendo lucidità nelle giocate, sbagliando tecnicamente una quantità insolita di palloni, attaccando di cuore più che di cervello. Sarebbe masochista e inutile perché in questo momento c’è solo da gestire e mantenere la giusta serenità. Compito in cui Bucchi è stato un maestro fino a ieri e non si capisce perché non possa esserlo anche domani.

DOUBLE FACE – In casa ultimamente il rendimento è calato: 2 punti in 3 partite, ultima vittoria l’8 febbraio con la Pianese. Ma in trasferta funziona diversamente: nel girone di ritorno 6 partite, un pareggio, 5 vittorie, un gol al passivo. L’ultima di queste vittorie è arrivata sette giorni fa, non settanta. E l’Arezzo l’ha ottenuta in modo brillante sul piano atletico, tecnico, temperamentale. Quindi non c’è crisi profonda, c’è una discontinuità di prestazioni legata al finale di stagione, al traguardo che s’intravede, a qualche giocatore sotto rendimento.

LA ROSA – Poi ogni partita ha una storia diversa. Con il senno di poi tenere fuori Iaccarino nel derby, dopo quel che aveva combinato a Campobasso, è stato un errore che il campo ha messo in evidenza. E dal mercato di gennaio, dati alla mano, soltanto Coppolaro ha portato un quid in più. Arena quando ha avuto spazio si è dimostrato troppo etereo, Cortesi è un trequartista che sta studiando da mezz’ala, Viviani viene da otto mesi senza gare ufficiali, Di Chiara ha davanti Righetti del quale Bucchi si fida ciecamente. Tutto vero ma va anche tenuto di conto che si parla di un Arezzo primo in classifica, dove è difficile scardinare le gerarchie. Magari la musica per i nuovi cambierà da venerdì, vedremo.

CALMA – In ogni caso, l’Ascoli va a mille perché è forte, ha un organico d’alto livello e un allenatore bravo. Ma adesso si ferma due settimane e chissà se sarà un trampolino o un freno stoppare la cavalcata di sei vittorie filate. L’Arezzo si è fatto mangiare 7 punti in venti giorni ma è primo a +2, deve giocare una partita in più e quest’anno ha sempre saputo superare gli ostacoli. Dunque serve equilibrio, grande virtù che nel calcio pazzo di oggi viene spesso scambiata per inerzia. Nonostante qualche scricchiolio, l’Arezzo è ancora messo meglio della concorrenza.