Manca l’ultimo sforzo per riconquistare la serie B. E di colpo la mente torna a quel giorno in cui Rumignani segnò il gol decisivo alla Massese, al magico pomeriggio del 30 maggio 1982, alla vigilia di Arezzo-Varese. Avanti Cavallino, sempre galoppando tra estasi e tormento
Ancora un piccolo sforzo. E’ iniziato il conto alla rovescia che di colpo ci riporta alla settimana dell’aprile 2004 prima dell’arrivo del Varese. Il tempo vola ma ha il vantaggio di rafforzare i sentimenti. Del resto dal storia del cavallino rampante è vissuta tra l’estasi e il tormento.
Battisti scrisse una bella poesie tra discese ardite e risalite. Ora che siamo vicini alla meta non resta che stringersi alla squadra per quello che dovrà essere l’ultimo atto di una stagione intensa, che l’Arezzo ha giocato da assoluto protagonista. Ci sono 42 punti di vantaggio nei confronti della Torres che non è certo la squadra sprint di tre anni fa. Ma non vuol dire che tutto sia scontato.
Per una partita come questa i dettagli saranno ancora una volta decisivi. In uno stadio a tinte amaranto la pressione ambientale si dovrà trasformare in vera adrenalina da spendere nella contesa. Vincere senza pensare a quello che farà l’Ascoli, avversario che merita rispetto perché attrezzato per raggiungere quello che vuole l’Arezzo. L’importante è saper correre bene e giocare con la stessa intensità che ha permesso di fare la differenza con il Livorno.
Ho vissuto questa stagione in maniera diversa da quelle che mi hanno visto frequentare lo stadio dal 1986 al febbraio dello scorso anno. Essere solo tifosi ti regala una sensazione diversa che in parte avevo vissuto nel 1969, quando i miei genitori mi portarono al Comunale come premio per la promozione a scuola. La partita era quella con la Massese. Gol di Rumignani e ritorno tra i cadetti. Bandiera in mano e festa nella vecchia tribuna inferiore.
E così fu nel 1982 quando eravamo sul prato della curva San Cornelio a fare festa dopo la vittoria con la Paganese. Nel 2004 ero in campo a raccontare le emozioni di una piazza che abbracciava una squadra stellare guidata dal tecnico condottiero Mario Somma. Per noi fu una gioia doppia visto che nelle maglie amaranto c’era la scritta di Teletruria. Ancora un piccolo passo. Quella bandiera garrisce già sul pennone di casa mia. Il tempo passa ma le emozioni sono le stesse.
* Luigi Alberti ha lavorato dal 1986 al 2002 al Corriere di Arezzo. Dal 2002 al 2024 a Teletruria












