Inaugurato il 24 settembre 1961, ha fatto da palcoscenico a cinque promozioni in B, una in C2, una in C1, una in Lega Pro, due ripescaggi, due fallimenti e nove tornei di D. La curva nord fu aperta nel 1965, la curva sud nel 1982 e poi di nuovo nel 2004. Numerosi i restyling nel corso degli anni, compreso quello del 1990. Oggi l’ultima partita prima del cantiere: il nuovo stadio sarà un gioiello e la speranza è che possa ospitare un giorno anche la serie A

Giù il sipario sul caro, vecchio, bistrattato stadio Comunale. Quella tra Arezzo e Vicenza è l’ultima partita che si disputerà dentro l’impianto così come lo conosciamo oggi: dall’11 maggio, data indicativa, aprirà il cantiere e cominceranno i lavori per demolizioni e ricostruzioni. Trattasi di un sogno che si avvera per i tifosi e anche per gli amministratori comunali: nel 2030 il quartiere Giotto avrà al suo interno un’area polivalente pensata per essere vissuta tutto l’anno, un fiore all’occhiello per la città.

Dell’infrastruttura inaugurata il 24 settembre 1961 non resterà più nulla, se non il ricordo di chi l’ha vissuta e alcune splendide foto d’archivio. C’era Amintore Fanfani alla presidenza del consiglio a Roma, Simeone Golia alla presidenza dell’Arezzo e un vento d’ottimismo che soffiava alle spalle anche da noi, tant’è che cinque anni dopo si materializzò il primo, storico, approdo in serie B. Quella domenica del 1961 venne tagliato il nastro, tra spalti gremiti e un pareggino per 0-0 contro lo Spezia che annacquò soltanto in parte l’importanza dell’evento. L’Arezzo militava in serie C, guidato da mister Caciagli in panchina e Tassinari in campo, con la fascia da capitano al braccio. Arrivò Fanfani in persona ad arringare tifosi e autorità, chiudendo l’era pionieristica dello stadio Mancini a Campo di Marte e aprendo quella proiettata nel futuro del nuovo impianto.

lo stadio ai tempi dell’inaugurazione nel 1961 (archivio Fotoclub La Chimera)

La prima versione dello stadio comprendeva soltanto tribuna inferiore, tribuna superiore e maratona, con la pista d’atletica intorno al terreno di gioco. La curva nord, oggi riservata agli ospiti ma per molti anni convissuta da aretini e forestieri, fu aperta per la prima volta il 28 febbraio 1965 per Arezzo-Ternana 1-1 (gol di Flaborea su rigore). La sud per un ventennio rimase la curva prato, con la gente che si accalcava sul pendio lato San Cornelio per vedere la partita. Fu necessaria la promozione in B di Terziani e Angelillo per smuovere le acque: così il 19 settembre 1982 i tifosi amaranto entrarono per la prima volta nel settore destinato a fare la storia. Si giocava Arezzo-Foggia e finì 0-0.

Il Comunale è poi diventato “Città di Arezzo” nel 2006, ma nel frattempo aveva cambiato aspetto altre volte. Nel corso degli anni si sono susseguiti gli interventi di restyling, tra cui quello del 1990: furono demolite le due tribune (inferiore e superiore) e sostituite dalla tribuna unica giunta fino a oggi. Sarà l’unica a sopravvivere ai prossimi interventi, dato che è prevista solo una sua corposa riqualificazione. Nel 2004 invece la vecchia curva sud, distante dal campo e con pochi gradoni, fu rimpiazzata da una struttura molto più capiente e a ridosso del terreno di gioco. Oggi è intitolata a Lauro Minghelli. La prima volta si consumò in un amaro Arezzo-Perugia 1-2 (gol amaranto di De Zerbi), datato 17 dicembre 2004.

la curva sud durante la demolizione del 2004

Da sempre apprezzato per la qualità del manto erboso, lo stadio ha dovuto adeguarsi via via alle normative che cambiavano e che hanno riguardato tetto, gradoni, seggiolini, prefiltraggi, impianto di illuminazione, ingressi, biglietterie. Il tempo ha fatto il suo sporco lavoro, rendendo inagibile la maratona ormai da più di quindici anni. Da oltre un decennio la struttura pubblica è affidata in gestione all’Arezzo calcio insieme alla pertinenza del centro sportivo “Alberto Friscia” a Le Caselle.

Il Comunale ha fatto da palcoscenico a cinque promozioni in B, una in C2, una in C1, una in Lega Pro, due ripescaggi, due fallimenti e nove tornei di D. Mai, purtroppo, alla serie A, anche se il futuro adesso è molto ambizioso. La certezza è che sta per finire in mille pezzi, come accaduto al “Giuseppe Mancini” dopo la seconda guerra mondiale. Lascerà il posto a un gioiello d’architettura, a un desiderio che sta per divenire realtà. Ma il Comunale è anche lo stadio dove sono cresciuti tutti i tifosi di oggi. E insieme ai detriti, le ruspe porteranno via ricordi, nostalgia e un pezzo di storia della città.