Il tecnico del Tottenham ha ricevuto il premio dell’Associazione allenatori. Prima ha incontrato i colleghi, professionisti e dilettanti, per condividere la sua idea di calcio: nessuna lezione ma un vivace botta e risposta. Poi in conferenza stampa ha rispolverato i ricordi della stagione 2004/05: “Eravamo una squadra molto forte, che poteva puntare a un obiettivo più alto rispetto alla salvezza. Mancò la giusta coesione tra il gruppo che l’anno prima aveva vinto la serie C con Somma e noi nuovi che arrivammo per la B. Aneddoti? Spinesi che andava a caccia di cinghiali con i visori notturni: indimenticabile. Bucchi è un amico, gli auguro il meglio”

Ad Arezzo ha ballato un anno solo ma ha lasciato un ottimo ricordo. Roberto De Zerbi, classe 1979, era un trequartista di talento, un numero 10 vero. E in quella stagione 2004/05, nella serie B riconquistata da poco, formava un tridente di altissimo livello con Elvis Abbruscato e Gionata Spinesi.

Ieri sera, tornato in città per ricevere il Timone d’oro che gli ha assegnato l’Associazione allenatori, ha incontrato i colleghi (professionisti e dilettanti) per condividere la sua idea di calcio: nessuna lezione ma un vivace botta e risposta. Gli esordi in serie D, l’esperienza di Foggia in Lega Pro, poi il grande calcio con Palermo, Benevento e Sassuolo, fino alle esperienze all’estero con lo Shaktar, il Brighton, il Marsiglia e adesso il Tottenham: De Zerbi ha riannodato i fili della sua carriera, spiegando metodo di lavoro, interazioni con i giocatori, capacità di adattamento a realtà diverse.

Nella successiva conferenza stampa si è concesso un po’ di sano amarcord: “Mi fa piacere tornare ad Arezzo perché qua sono stato benissimo. Eravamo una squadra molto forte, che poteva puntare a un obiettivo più alto rispetto alla semplice salvezza. Mancò la giusta coesione tra il gruppo che l’anno prima aveva vinto la serie C con Somma e noi nuovi che arrivammo per la B. Aneddoti? Non scorderò mai gli scherzi con il magazziniere Nanni e Spinesi che andava a caccia di cinghiali con i visori notturni: Gionata era un numero uno in campo e fuori. L’Arezzo l’ho sempre seguito, quest’anno ancora di più vista la mia amicizia con Bucchi. Era a Marsiglia da me quando gli arrivò la chiamata del ds Cutolo: lì per lì gli dissi di pensarci bene, mi spiaceva vederlo tornare in C. Invece ha avuto ragione lui, ha trovato il contesto ideale per togliersi quelle soddisfazioni che inseguiva da tempo. Le ultime tre partite, compresa quella con la Torres, le ho seguite con trepidazione pure io. Ricevo questo Timone d’oro con orgoglio e un po’ di stupore: quando ho cominciato, non avrei mai immaginato di arrivare a certi livelli. Mirko Conte ha detto che è rimasto sorpreso in positivo dalla mia trasformazione? Ho lavorato tanto su me stesso. Quando giocavo, litigavo con tutti gli allenatori e per questo oggi cerco di comprendere i calciatori con il carattere più complesso. Se tornerò in Italia a lavorare? Non lo so, in questi ultimi anni non mi ha chiamato nessuno”.

Durante la serata, sono stati premiati anche Stefano Tronconi, allenatore della Rondinella, Vinicio Dini del Casentino Academy, Marco Santoni della Sansovino Juniores, Alessio Bianchi del Terranuova under 17. Premio speciale per Francesco Bonacci, assistente allenatore del Frosinone, e per la squadra Tegoleto Women.