Josè Palomino, ex Atalanta

Il difensore 36enne, ex Atalanta, è svincolato dopo l’ultima esperienza in patria al Talleres. Vanta quasi 200 presenze in serie A e 23 in Champions League. L’alternativa è lo sloveno Obric (2006) della formazione under 23 nerazzurra. La punta del Venezia, l’anno scorso in B alla Juve Stabia, di nuovo nel mirino. Sempre in piedi l’alternativa Mancuso

Josè Palomino (1990), difensore mancino ex Atalanta, è uno degli obiettivi dell’Arezzo per rinforzare il reparto arretrato. Il giocatore, attualmente svincolato dopo aver vissuto l’ultima esperienza in Argentina al Talleres, vanta quasi 200 presenze in serie A e 23 in Champions League. In possesso del doppio passaporto, argentino e bulgaro, a Bergamo ha vissuto sette stagioni molto positive per lui e per la squadra, nel periodo d’oro del club bergamasco. Forte fisicamente, con un buon piede, è un’opzione che il club amaranto sta portando avanti da qualche giorno.

L’alternativa è sempre nerazzurra: trattasi, come anticipato nei giorni scorsi, di Rejla Obric (2006), sloveno, nazionale giovanile nel suo Paese. Aggregato alla prima squadra di Sarri, l’anno scorso ha messo insieme 20 presenze in Lega Pro con l’under 23 (in totale sono 54 le sue gare con i nerazzurri baby). Mancino, ha stazza ed è forte nel gioco aereo. A Sarri piace perché ha pulizia di calcio ed è uno dei motivi per cui l’Atalanta non vorrebbe privarsene.

Come rivelato da Gianluca Di Marzio nel corso di “Calciomercato – L’originale” su Sky, per l’Arezzo è tornata calda la pista di Alvin Okoro (2005), attaccante di proprietà del Venezia che ha tanti estimatori in serie B. Mobile, forte fisicamente, veloce, ha giocato in Lega Pro con Vis Pesaro (36 presenze, 6 gol tra cui quello al Comunale nei playoff) e Juventus Next Gen (18 presenze, 2 gol), prima di salire in B alla Juve Stabia (18 presenze, 2 gol e 2 assist). Arriverebbe in prestito, anche se l’Arezzo vorrebbe strappare condizioni migliori. E comunque c’è concorrenza, con il SudTirol in pole. Sul taccuino di Cutolo c’è inoltre Leonardo Mancuso (1992), in uscita dal Mantova, del quale si parla ormai da giorni e che ha caratteristiche che ben si sposerebbero con quelle di Cerri e Cianci.