lo striscione ironico della sud verso il procuratore federale Chinè

Abbiamo analizzato i dati delle prime 5 giornate di campionato: provvedimenti vessatori, biglietti nominativi e fidelity card che costano, non fidelizzano e non garantiscono l’accesso agli stadi. Tutto ciò mentre in Inghilterra si è giocato il temutissimo derby Milwall-West Ham e nessuno si è sognato di tenere a casa la gente. Eppure dai club, nonostante il danno economico di certi provvedimenti, non si è sentito un lamento. E chi ha protestato a titolo personale, come Lucarelli, è stato subito deferito

Trasferte libere. Chi frequenta gli stadi avrà certo visto questo striscione campeggiare nella quasi totalità delle curve italiane di ogni categoria. Per chi ancora non lo sapesse, sotto questo slogan le tifoserie si sono mobilitate da tempo per protestare contro i divieti e le restrizioni applicate nel nostro Paese sulle trasferte. Approfittando della lunga pausa per gli impegni delle squadre nazionali, abbiamo voluto dare uno sguardo a quello che è accaduto nelle prime cinque giornate del campionato di serie B, torneo che ci interessa più da vicino.

Su 50 partite fino ad oggi disputate, solo 20 di queste si sono potute svolgere con modalità normali. Questo vuol dire che nel 60% dei casi i tifosi hanno dovuto sottostare a restrizioni più o meno rigorose. Lo strumento più usato dagli organi preposti per limitare il numero dei tifosi in trasferta è quello della fidelity card, tassativamente richiesta in ben 20 gare. Proposta come sistema di fidelizzazione alla propria squadra del cuore dai vari circuiti di ticketing che la vendono a un prezzo variabile (di solito fra i 10 e i 20 euro a cui vanno aggiunte le spese di spedizione), non è altro che la figlia della vecchia tessera del tifoso. Questa card non ha niente o quasi di vera e propria fidelizzazione alla squadra del cuore, visto che nella quasi totalità dei casi non offre alcun vantaggio in termini di biglietteria o merchandising. Serve quindi, quando richiesta, solo per andare in trasferta; in pratica non è altro che un clone del biglietto di ingresso nominativo. Se un tifoso vuole comprare un biglietto, lo può fare solo mostrando un documento di identità e il sistema gli consente l’acquisto solo se non ha limitazioni personali (DASPO) in corso. Idem per la fidelity card. E’ quindi assai bizzarra, per non dire peggio, la consuetudine italiana di chiedere due volte la stessa cosa, chiamandola in due modi diversi.

Andando avanti nell’analisi. 7 partite su 60 hanno avuto restrizioni più stringenti: in questi casi la trasferta è stata vietata ai residenti della provincia e/o regione della squadra ospite. Ciò vuol dire che fidelity o non fidelity, se eri residente in quella provincia dovevi obbligatoriamente stare a casa: in pratica questa decisione è una chiusura del settore ospiti. Infine 3 partite sono state giocate a settore ospiti chiuso a tutti, sorte toccata due volte ai tifosi della Juve Stabia, nelle trasferte di Palermo e Genova, e una ai tifosi della Sampdoria a cui è stato vietato di seguire la propria squadra a Palermo. In pratica, nel 20% dei match giocati è stato vietato alla quasi totalità dei tifosi ospiti di andare in trasferta.

Ma oltre che per divieti e restrizioni, i tifosi sono messi a dura prova anche dalla modalità di acquisto dei biglietti, che le società ospitanti possono mettere in vendita solo dopo parere positivo dei vari organi preposti. Questo metodo di limitazione lo abbiamo vissuto proprio ad Arezzo un paio di settimane fa, quando a 36 ore dal gong per il settore ospiti di Empoli, nessuno sapeva se e come seguire gli amaranto in trasferta. Nei prossimi giorni parleremo anche dei prezzi di vendita dei tagliandi dei settori popolari, altra protesta che le tifoserie stanno portando avanti da molto tempo. Oggi ci limitiamo ai dati di un sistema tutto italiano che preferisce vietare piuttosto che gestire. Se pensiamo che sabato scorso, nella Championship inglese, in pratica la serie B d’Oltremanica, si è giocato senza alcuna restrizione e a spalti sold-out, con i rispettivi tifosi regolarmente al proprio posto, un derby come Millwall-West Ham, partita contraddistinta da una delle rivalità più forti dell’intero panorama europeo, si capisce che si potrebbe fare molto per cercare di risolvere la questione. Per la cronaca il servizio d’ordine è riuscito alla perfezione e non c’è stato alcun incidente fra due tifoserie. Non possono però essere solo i tifosi a puntare il dito su queste problematiche, sono maturi i tempi affinché pure le società comincino a farsi sentire, visto che la limitazione/mancanza di tifosi ospiti è anche e soprattutto un danno economico ingente. Per il momento però tutto o quasi tace e finora abbiamo ascoltato qualche addetto ai lavori esporsi a titolo personale (come Cristiano Lucarelli, subito deferito dal procuratore federale Chinè), mentre dai dirigenti solo banali frasi di circostanza su questo scottante e delicato argomento.