Pattarello, Tavernelli e Cianci

Se si contano i gol decisivi, all’inizio la squadra la prese per mano Tavernelli. Poi è toccato a Pattarello, poi a Cianci, adesso a Ionita. Ma in tanti si sono ritagliati un ruolo fondamentale e il campionato ha portato a galla un apporto traversale fra tutti i componenti del gruppo. Il filo conduttore è Bucchi, al quale manca l’ultimo passo per portare a termine il lavoro

All’inizio fu Tavernelli, a segno 5 volte nelle prime dieci giornate. Poi il testimone passò a Pattarello: 7 gol in nove gare a cavallo del giro di boa. Nel girone di ritorno è salito in cattedra Cianci: 6 gol in undici turni, proprio nel momento clou della stagione. E adesso la scena se l’è presa Ionita, a bersaglio per 2 partite di fila per schiodare lo 0-0 contro Livorno e Pineto. Non solo segnature comunque, si parla anche di un lavoro profondo e prezioso per tutta la squadra.

E’ un’annata senza un primattore assoluto quella dell’Arezzo, ma con un protagonismo diffuso fra diversi elementi della rosa. Mai come in questo caso, il campionato ha portato a galla un apporto traversale e ben suddiviso fra tutti i componenti del gruppo: basti pensare all’esperienza di Chiosa in difesa, oppure a certe prestazioni straripanti di Chierico in mezzo al campo, oppure ancora ai gol pesanti di Ravasio, 7 dei quali (su 9) firmati da subentrato.

Ogni giocatore, salvo qualche eccezione, ci ha messo del suo. Mawuli ha timbrato un gol determinante a Forlì, Iaccarino ha fatto altrettanto a Campobasso, Varela ha scacciato le ansie con il Livorno e ha il 100% dei gol realizzati alzandosi dalla panchina: 5 su 5 contando anche quello di Rimini. Sarebbe folle dimenticare l’importanza che per mesi ha avuto Guccione nel 433 disegnato intorno a lui, oppure la costanza di rendimento di Gilli, macchiata solo in parte dallo sciagurato fallo da rigore contro l’Ascoli. E nella lista ci sta dentro Venturi, imbattuto 20 volte in 37 partite (contando pure Rimini).

Alla fine, tirando le somme, il filo conduttore è rappresentato dall’allenatore. Bucchi ha coagulato un gruppo competitivo, spremendone il massimo praticamente sempre. Gli impacci casalinghi del mese di marzo, che hanno instillato ansia in un finale di campionato che sembrava in discesa, non spostano l’analisi complessiva. Ci stava qualche rotazione in più e alcuni elementi avrebbero potuto usufruire di un minutaggio maggiore, è vero. Ma l’Arezzo che sta per giocarsi il presente e il futuro nella Partita più importante degli ultimi vent’anni, è figlio della gestione di Bucchi. Adesso manca solo l’ultimo passo per portare a termine il lavoro.