Il 12 luglio 2016 l’arrivo in amaranto del giocatore più iconico di tutti. Per lui in amaranto due stagioni, 28 gol e la diffusa convinzione che sia stato uno degli attaccanti più forti di sempre
Dieci anni fa Davide Moscardelli diventava un giocatore dell’Arezzo. Era il 12 luglio 2016 quando mise la firma sul contratto dopo un blitz coronato da successo dell’allora direttore sportivo Roberto Gemmi. Fu un acquisto boom, per certi versi paragonabile a quello di Gionata Spinesi nell’estate 2004: il gabbiano si presentò in una piazza infervorata dalla promozione in B, il Mosca no. Però il suo status da star dei social, accoppiata a un’abilità sul campo che si faceva beffe dell’età, compensò alla grande. In quel periodo la piazza era stranita da annate in chiaroscuro, segnate più dalle polemiche che dai buoni risultati. E dopo aver convissuto con le disillusioni, una in fila all’altra, sarebbe basato un refolo di vento per tornare a respirare a pieni polmoni.
Nonostante i 36 anni e qualche ruga d’espressione, Moscardelli era uno che faceva gol e alle nostre latitudini non c’eravamo abituati da una vita. Era uno che conosceva il mestiere, che era stato in A ma la terza serie la frequentava già da un po’ e non andava in campo con la puzza sotto il naso. Tutte robe che confermò alla grande nei suoi due anni in amaranto, dimostrandosi un moltiplicatore di visibilità, adottato affettivamente e mediaticamente, a suon di tag e like, fin dal primo giorno di militanza. Per un club reduce da un’oggettiva difficoltà a dare di sé un’immagine morbida e conciliante, come era l’Arezzo all’epoca, Moscardelli rappresentò un balsamo utilissimo. Anche perché postava, twittava e condivideva, ma era ancora, prima di tutto, calciatore. Non un ex convertito al cazzeggio, bensì un attaccante che segnava e solo poi un istrionico internauta.
I numeri gli dettero ragione: 28 gol in due campionati, alcuni dei quali così belli che si sono stampati in memoria in modo indelebile. L’addio si consumò nel 2018, subito dopo la battaglia totale, e non si è mai capito bene perché: la società voleva ripartire da basi diverse, Gemmi non c’era più, il Mosca era bravo, costoso e forse un po’ ingombrante. In ogni caso, sono in molti a considerarlo uno dei giocatori più forti passati di qua. E chissà, forse è vero come è vero che sono già passati dieci anni.












