L’Arezzo ritrova la serie B in Irpinia, in un impianto inaugurato nel 1970 e ammodernato nel 2013, dotato di un terreno di gioco in erba sintetica. L’origine del nome, la dedica per l’ex capitano morto di Sla come Minghelli, la finale di Coppa Uefa ospitata nel 1990: ecco cosa c’è da sapere

Diciannove anni dopo si riparte dal Partenio di Avellino per l’esordio in serie B. Se la categoria manca da molto tempo, l’Arezzo ha già visto nella scorsa stagione impianti sportivi simili, grazie anche al costruttore comune, quel Costantino Rozzi che ha realizzato gli stadi di Ascoli, Lecce, Benevento e Campobasso. Quello di Avellino fu inaugurato il 13 dicembre 1970 in occasione della partita con il Brindisi terminata 0-0, valevole per la 14ª giornata del campionato di serie C.

In epoca precedente l’Avellino calcio giocava in piazza d’Armi, in un campo da calcio ricavato in centro città con alle spalle il carcere borbonico, una storia che si inserisce perfettamente nel contesto della diffusione del calcio in Italia. Ad Arezzo ad esempio si giocava a Campo di Marte, a Imola sul prato della Rocca sforzesca, anche questa adibita a carcere cittadino.

Nella piazza d’Armi avellinese venivano abitualmente effettuate esercitazioni militari e, quando possibile, la stessa area veniva utilizzata dai primi calciatori biancoverdi. Soltanto nel 1919 l’ingegnere irpino Antonio Giammarino, di ritorno da Genova, in quegli anni città all’avanguardia nel gioco del calcio, si preoccupò di regolamentare e allestire una squadra. L’ubicazione del rettangolo di gioco era tale che gli abitanti dei palazzi circostanti e i detenuti del vicino carcere borbonico poterono assistere alle partite gratuitamente sino al 1970, anno della demolizione dello storico impianto sportivo per il più capiente Comunale. Per un periodo di quattro anni, dal 1929 al 1933, l’Avellino ha giocato le partite casalinghe al campo sportivo del Littorio, per poi fare ritorno al piazza d’Armi rimodernato grazie a una nuova tribuna con 500 posti a sedere.

Stadio a pianta ovale, con pista di atletica rimossa nel 2013, il Partenio ha un terreno in erba sintetica che dimostra ormai tutti i suoi dieci anni di vita, tanto che in caso di pioggia emergono palesemente i limiti e la necessità di un nuovo manto.

L’origine del nome Partenio deriva dalla catena montuosa che circonda la città mentre, a causa della morte per sclerosi laterale amiotrofica (come Lauro Minghelli) dell’ex capitano dell’Avellino Adriano Lombardi, il Comune deliberò di intitolargli lo stadio nel novembre 2011, ufficializzando la cosa durante una cerimonia tenutasi il 7 giugno 2012.

Tra le partite da ricordare c’è senza dubbio quella del 16 maggio 1990, quando il Partenio ospitò la finale di ritorno della Coppa Uefa tra Juventus e Fiorentina (0-0). Due anni dopo invece si verificò un gesto che al contrario è meglio non ricordare, poiché il 21 aprile 1992 alcuni tifosi dell’Avellino piantarono, in segno di protesta, sedici croci di legno sul manto erboso dello stadio: su ogni croce era riportato il nome di un calciatore biancoverde con la data di fine campionato.