Bucchi e i giocatori escono dal Bentegodi sconsolati

La sconfitta del Bentegodi, una resa troppo incondizionata: non dovrebbe succedere ma può succedere. Le difficoltà nel fare gioco, un avversario superiore, i cambi di Bucchi, un campionato dove ogni settimana può succedere di tutto

AHI AHI – Pomeriggio da dimenticare al Bentegodi. La squadra si è squagliata in inferiorità numerica e ha beccato la goleada. Probabilmente avrebbe perso anche in 11 contro 11: tra Verona e Arezzo c’è un bel gap, com’è fisiologico che sia considerando il percorso dei due club. Ci stava che una neopromossa battesse i denti in questo trittico iniziale: fa male ma era impossibile pensare che in serie B, in questa serie B, non sarebbe mai accaduto.

DURA LA VITA – Già in parità numerica la classe, l’aggressività dell’Hellas hanno costretto l’Arezzo a starsene schiacciato sulla trequarti. Ripartire era maledettamente difficile, venire fuori dalla pressione un compito improbo, tant’è che sono fioccati i lanci lunghi verso Cianci per saltare la mediana e portare la palla lontana dal pericolo. Il compito è riuscito così così e quei fraseggi sullo stretto che avevano contraddistinto la manovra contro Avellino e Palermo, stavolta sono stati inibiti del tutto. Eppure, fino a quando Illanes non si è fatto buggerare da Mulattieri, la squadra aveva retto. Quanto avrebbe resistito lo 0-0? Forse poco, forse chissà. L’andazzo comunque non era dei migliori.

NON COSI’ – Con l’uomo in meno, l’Arezzo è sparito dal campo. L’avvio di ripresa ha segnato il punto di rottura del match, fin lì in bilico sul ciglio del burrone. Il Verona ha preso il sopravvento e, dopo l’1-0 di Zappa, addio sogni di gloria. Il vero lato negativo del pomeriggio veronese non è la sconfitta e nemmeno la manita, quanto l’aver mollato gli ormeggi consegnandosi agli avversari. Non un briciolo di reazione né una sana cattiveria nel difendersi a costo di beccare qualche cartellino. Una volta staccata la spina, l’Hellas ha dilagato. Una resa incondizionata che brucia più del punteggio. Non dovrebbe succedere ma può succedere.

SISTEMA DI GIOCO – Per la seconda volta di fila, come successo con il Palermo, i cambi di Bucchi non hanno sortito gli effetti sperati. La scelta di difendersi a tre non ha pagato, anche se concettualmente aveva una logica. Va anche detto che quando l’Arezzo ha cambiato sistema difensivo, pure in C, ha sempre perso campo, abbassandosi a ridosso dell’area con l’effetto di dilatare i rischi e spuntare le proprie armi. E’ ovvio che a Verona, sotto di un uomo, un allenatore sia legittimato ad architettare qualcosa di sensato per difendere il fortino. Però con il senno di poi, e forse anche di prima, si poteva fare diversamente.

LE MOSSE DI BUCCHI – Nel dettaglio. Cianci, l’unico a guadagnarsi la pagnotta insieme a Righetti, è uscito troppo presto. E Cerri in quel contesto tattico è sembrato un pesce fuor d’acqua, anche se almeno ha messo minuti nelle gambe. Dietro, dopo giorni di discussione su Chiosa sì Chiosa no, Bucchi ha fatto fare il braccetto a Cagnano (un terzino) e non a Mancini, centrale di ruolo pubblicamente lodato in sala stampa da allenatore e ds. Probabile che il mister volesse qualcuno in grado di pulire l’avvio di manovra con il piede forte, solo che alla prova dei fatti la squadra si è infilata in un tritacarne, con Coppolaro e Cagnano, entrambi alla prima gara stagionale, tra i più bistrattati. Una sofferenza indicibile anche per chi guardava dagli spalti.

REALISMO – Detto tutto ciò, una domanda: ma veramente c’è qualcuno che pensava che l’Arezzo non avrebbe pagato lo scotto del salto di categoria? Che la squadra non avrebbe mai preso un’imbarcata? Che contro Avellino, Palermo e Verona, sarebbero state tutte partite alla pari? Che in rosa avrebbero trovato posto undici titolari e undici cambi, tutti già pronti per un campionato tosto come questo? Non scherziamo per favore. E non dimentichiamo che per analizzare prestazioni e risultati non conta solo cosa possiamo fare noi, ma anche cosa possono fare gli altri. Il Verona di oggi è di un altro livello rispetto all’Arezzo. Il resto è contorno.

MERCATO – La campagna acquisti e cessioni, tutto considerato e al netto di esuberi e partenze in prestito, si è rivelata in linea con i programmi. Nunziante è un bel colpo, Illanes idem, Sala è un bellissimo colpo, Mancuso porta in dote 90 gol in B, che ad Arezzo non ha mai portato nessuno. La decisione di puntare sull’unità del gruppo come moltiplicatore di risorse, non è sbagliata per una neopromossa. Per rifinire il tutto è mancato un innesto in mezzo al campo (uno Schiavi, giusto per rendere l’idea) e un innesto in difesa. Lì, a sensazione, siamo un po’ corti. E in un botto solo Bucchi potrebbe perdere per Empoli sia Illanes che Iaccarino. Perché il calcio, lo sappiamo, è bastardo.

MANITA – Per chiudere. La B è un campionato dove ogni settimana escono le sorprese, dove c’è equilibrio con l’eccezione di 4 o 5 squadre una spanna sopra le altre. Serve un minimo di buon senso, altrimenti oggi sei bravo, domani sei un brocco, dopodomani una via di mezzo e avanti così. L’Arezzo ha un allenatore con 140 panchine in B, che ha appena vinto il campionato, e una rosa che può giocarsela. Quest’anno c’è da soffrire e battagliare fino all’ultima giornata per conquistare la salvezza, solo questo. Poi è chiaro che perdere 5-0 fa un male cane, ma ricordiamoci che l’ultimo 5-0 in trasferta l’avevamo beccato a Ghivizzano contro il Tau Altopascio. Nonostante l’amarezza, stiamo meglio oggi.