Cristian Bucchi, 49 anni, 122 panchine in B

L’allenatore non è mai stato un integralista dei moduli, tant’è che in carriera ne ha utilizzati molti in piazze sempre ambiziose. Dopo aver vinto il campionato con il 433, adesso sembra arrivato il momento di battere altre strade. Due gli obiettivi: mettere Mancuso in condizione di incidere in attacco e proteggere meglio la linea difensiva. Le alternative in mezzo al campo non mancano, sperando che gli infortunati tornino presto a disposizione

Cristian Bucchi non è mai stato un integralista dei moduli. Ad Arezzo sta utilizzando il 433, come faceva a Perugia quando arrivò ai playoff di B. A Sassuolo, in serie A, alternò il play + il tridente e la difesa con tre centrali, a Benevento ha proposto il 343 e il rombo con il trequartista dietro le punte, impiegato pure a Empoli. A Trieste ha giocato con il 442, ad Ascoli (anche) con il 352. E’ sempre stato molto elastico, adattandosi ai giocatori e alle circostanze. Questa duttilità potrebbe tornare buona di nuovo, perché le situazioni mutano e occorre plasmare la squadra a seconda delle circostanze.

Aspettare che l’Arezzo ritrovi una quadratura per inerzia non è roba pensabile e non è roba da Bucchi. Serve capire se la squadra, per caratteristiche e contesto generale, abbia ancora bisogno del 433 che ha accompagnato il percorso fatto fino a oggi oppure se sia arrivato il momento di una soluzione diversa. Bucchi con questo sistema ha messo la sua firma sulla promozione in B, valorizzando le risorse tecniche a disposizione, instillando nel gruppo equilibrio e identità. Ma il calcio, soprattutto quando cambiano gli interpreti e gli avversari, impone anche di adeguarsi.

Ed è qui che i pensieri vanno al caro, vecchio 442, una sorta di porto sicuro quando c’è da rimettere a posto le cose. Non come bocciatura del 433 ma come alternativa da provare seriamente. Uno dei motivi è che può essere il sistema più funzionale per Mancuso. L’ex Mantova può fare tutto, anche il riferimento unico in avanti, ma ha bisogno di giocare vicino alla porta, di avere un partner accanto, di aggredire gli spazi senza essere costretto a partire troppo largo. Il modulo con due punte gli garantirebbe una presenza nei dintorni dell’area e, allo stesso tempo, darebbe all’Arezzo uno sbocco offensivo più stabile. Magari più prolifico.

E’ chiaro che a quel punto Bucchi dovrebbe scegliere bene anche la coppia di mediani. Ionita è quello che per caratteristiche può giocare accanto a profili diversi e garantire equilibrio, esperienza, capacità di leggere entrambe le fasi: ha già segnato un gol ad Avellino, sfiorato la segnatura a Empoli, colpito una traversa con il Sudtirol. Se rientrerà Iaccarino, la sua qualità nella costruzione potrebbe renderlo il compagno più naturale del moldavo: una coppia capace di dare ordine alla manovra e di non perdere palleggio. Ma non sarebbe l’unica soluzione. Ionita-Mawuli formerebbero una coppia più muscolare, più attenta alla protezione della difesa e alla riconquista del pallone, una soluzione da prendere in considerazione soprattutto nelle partite in cui serve maggiore copertura davanti alla linea difensiva. Al contrario, Ionita-Chierico avrebbe un’impronta più dinamica e offensiva: Chierico può accompagnare l’azione, inserirsi e attaccare gli spazi, lasciando a Ionita maggiori responsabilità di equilibrio. Poi c’è Viviani, mentre Leone è un jolly da non trascurare, specie alla luce del vivace spezzone di domenica.

E poi c’è Sala, che può allargare ulteriormente le possibilità di scelta. Può essere utilizzato da centrocampista, ma anche da laterale, consentendo a Bucchi di modificare l’assetto senza necessariamente cambiare gli uomini. In questo senso il recupero di Tavernelli diventa fondamentale, perché il suo lavoro nella doppia fase è determinante per bilanciare possesso e non possesso: lui è in grado di dare ampiezza quando la squadra attacca, ma anche dii abbassarsi rapidamente quando perde palla.

Il 442, inoltre, potrebbe offrire un vantaggio che in questo momento non è secondario: dare maggiore protezione alla linea difensiva. L’Arezzo ha beccato 13 gol, è rimasto con la porta inviolata solo una volta e, al netto degli episodi e delle contingenze, il trend va corretto. Con due linee di quattro più compatte, l’Arezzo potrebbe accorciare le distanze tra centrocampo e difesa, togliere spazio tra le linee agli avversari e soprattutto evitare quei buchi che contro il Sudtirol sono costati cari.

La tattica, naturalmente, non spiega tutto: non cancella gli errori individuali, non restituisce automaticamente condizione fisica a chi deve trovarla (Olivieri, Pattarello, Cerri, lo stesso Mancuso) e non può sostituirsi all’atteggiamento. Però è un dettaglio tutt’altro che secondario. A volte cambiare una posizione, muovere alcune pedine, mettere un giocatore nelle condizioni di esprimersi meglio può dare nuova linfa a una squadra che sembra averne bisogno. C’è la sosta, per l’Arezzo vale la pena almeno provarci. E Bucchi sotto questo aspetto la sa lunga.