Mario Frick con l'Arezzo nella stagione 2000/01

L’attaccante di Vaduz si è raccontato in una intervista alla Gazzetta dello Sport. La dipendenza e i debiti quando giocava in Svizzera, poi la svolta con l’arrivo in amaranto nella squadra guidata da Cabrini. Oggi allena il Lucerna nella serie A elvetica

E’ stato uno degli attaccanti più amati ad Arezzo, nonostante qua abbia giocato soltanto tre quarti di stagione. Arrivò nell’autunno del 2000 proveniente dalla Svizzera e ci mise un attimo a conquistarsi i favori del pubblico, della critica e dei compagni. Trattasi di Mario Frick, classe 1974, che in quel campionato di C1 mise a segno 17 gol complessivi, trascinando la squadra fino ai playoff promozione.

Stamani il bomber di Vaduz, in una intervista alla Gazzetta dello Sport ha ripercorso le tappe più importanti della sua carriera: dalle esperienze con San Gallo e Basilea fino al trasferimento in amaranto, che segnò una svolta anche personale dopo un periodo complicato.

“In Svizzera scommettevo tanto – ha detto Frick. Ero fuori controllo. Iniziai l’anno in cui nacque il primo figlio, Yanik, nel 1998. Ero pieno di debiti, non riuscivo a smettere, avevo la frenesia di dover giocare, giocare, giocare. All’inizio, siccome vincevo, pensavo di essere infallibile, ma poi ho iniziato a perdere ed è stato un incubo. Ho avuto una brutta dipendenza durata qualche anno, ma alla fine ne sono uscito grazie all’aiuto della mia famiglia, del mio agente e soprattutto di mia moglie. Per fortuna ad Arezzo incontrai Antonio Cabrini, il mister. Al debutto segnai due gol alla Lucchese e divenni un idolo”.

Frick, grazie alla bella annata amaranto, spiccò il volo in serie A, dove fu ingaggiato dal Verona. Poi per lui Ternana e Siena, oltre a 125 presenze con la Nazionale del Liechtenstein. Oggi allena il Lucerna nella serie A svizzera.