Il record di sempre si registrò nell’estate 1984 con 2.388 tessere sottoscritte. Era l’estate in cui vennero acquistati Di Mauro e Tovalieri, Bertoni e Miani, con la squadra di Riccomini che ad agosto tenne a battesimo Diego Armando Maradona nell’amichevole con il Napoli. Il presidente Manzo quella sera era in tribuna e 42 anni dopo può ritoccare un primato grazie all’effetto serie B

A un mese e un giorno da Arezzo-Torres 3-1 e dalla grande festa della promozione, parte la campagna abbonamenti per la serie B. Lo slogan scelto quest’anno dall’Arezzo è “Vai Cavalinho”, evidente richiamo alla canzone dei brasiliani Pedro Sampaio e Gasparzinho che ha rappresentato la colonna sonora delle celebrazioni amaranto. I prezzi sono aumentati per ovvi motivi ma in modo contenuto. Considerando che l’onda lunga dell’entusiasmo in città non si è ancora dissolta, è lecito supporre che la tessera la faranno in tanti. E potrebbe addirittura essere battuto un record che resiste da oltre quarant’anni.

Cosa dice la storia

Ad Arezzo più di duemila spettatori allo stadio ci sono stati spesso, quasi sempre. Ma più di duemila abbonati quasi mai. E’ una vecchia questione che si ripropone a cadenze regolari: il tifoso preferisce comprare il biglietto, e alla fine del campionato spendere di più, piuttosto che fidelizzarsi e risparmiare. Un’abitudine dura a morire che nell’ultimo periodo ha smussato qualche spigolo grazie ai risultati del campo: la promozione in C del 2023 fu seguita da 922 abbonati, diventati 2.057 nel torneo seguente e 1.583 nell’estate 2024. La stagione passata le tessere sottoscritte furono 1.966, dato da cui si riparte e che rappresenta l’obiettivo minimo da superare. 

Gli ultimi vent’anni

La storia dell’Arezzo dice che, limitandosi agli ultimi due decenni, il record di abbonati risaliva alla stagione 2006/07, quella di Conte e Sari in panchina, con 1.896 tessere sottoscritte. L’anno prima, sempre in B, erano state 1.531. Dopo la retrocessione, i tifosi che fecero l’abbonamento in serie C furono 1.036 nel 2007/08, 906 nel 2008/09 e 1.197 nel 2009/10. Eravamo nel periodo della presidenza di Piero Mancini, con organici costruiti per vincere e non per vivacchiare. Eppure la situazione non decollò mai. Poi il club fallì e dovette ricominciare dai dilettanti, con conseguente disaffezione generale.

Successivamente le cose sono migliorate, ma il tetto dei duemila abbonati non è stato mai sfondato, nemmeno dopo la trionfale stagione 2003/04, con Somma in panchina. In quell’estate furono tesserati De Zerbi e Spinesi, eppure non si andò sopra i 1.865 fedelissimi. Poi siamo passati dalle 1.100 tessere del 2015/16 (allenatore Capuano) alle 1.373 del 2016/17 (con l’effetto Moscardelli, bomber e uomo immagine), dalle 856 della stagione 2017/18 (quella della battaglia totale) alle 1.194 del 2018/19, chiusa con la sconfitta in semifinale playoff contro il Pisa. L’anno dopo, addirittura, si scese a circa 900, prima che la pandemia svuotasse gli stadi. Per il 2020/21 e 2021/22 la campagna abbonamenti non cominciò nemmeno causa covid.

Il record di sempre

Il trend è sempre stato questo, come testimoniano i numeri di tutte le epoche. Nel 1966/67, nel primo torneo di B della storia dell’Arezzo, si abbonarono in 1.782. Diventarono 2.081 nel 1969, dopo la seconda promozione nel torneo cadetto, ma di lì in avanti il dato iniziò a decrescere anziché a salire: quando gli amaranto precipitarono in C nel 1975, in seguito al caso Turiano, alla radiazione del presidente Montaini e alla beffa del Santa Giuliana, le tessere erano solo 1.190

Una fibrillazione alle sottoscrizioni si registrò nel 1982, in seguito alla vittoria del campionato da parte dell’Arezzo di Terziani e Angelillo: per il ritorno in B si abbonarono in 2.329, poi in 1.854. Il picco massimo della storia risale all’estate del 1984: la società ingaggiò Riccomini per la panchina, prese Di Mauro e Tovalieri dalla Roma, Bertoni e Miani dalla Fiorentina, Bonesso dal Cesena. Puntava senza mezzi termini alla serie A e anche per questo, il 9 agosto al Comunale, ospitò il Napoli in amichevole. Non fu una serata qualsiasi, perché nel secondo tempo mise piede in campo un certo Diego Armando Maradona che bucò due volte Carbonari e firmò i suoi primi gol italiani. L’effetto Pibe de Oro fece impennare la campagna abbonamenti a 2.388 tessere, quota massima raggiunta in 103 anni. 

Obiettivo tremila

Quella sera, guarda il destino, allo stadio c’era un certo Guglielmo Manzo, militare alla caserma Cadorna. Oggi, 42 anni dopo, è lui a guidare l’Arezzo che può arrivare a numeri mai raggiunti prima: con l’effetto della promozione ancora vivo, quota tremila abbonamenti non è più un traguardo impossibile.