Una partita da spellarsi le mani, persa ma giocata bene, benissimo, seguendo alla lettera la filosofia di Bucchi. Con qualche cosa che non ha funzionato, con tante cose che hanno conquistato il pubblico. E alla fine questa sconfitta, se presa nel modo giusto, può diventare la migliore vittorie
DA SPELLARSI LE MANI
L’Arezzo si è preso applausi a scena aperta. Dagli aretini, dai palermitani e dagli addetti ai lavori. Ed è vero che i complimenti non fanno classifica, però fanno piacere e ti aiutano a capire che la strada è quella giusta, anche quando non arriva il conforto del risultato. L’Arezzo ha perso, è vero, ma ha giocato un partitone contro un’autentica corazzata. Con coraggio, pochi timori reverenziali, idee di gioco chiare, distanze corte e cuore pieno. E con una qualità complessiva che ha fatto spellare le mani a tutto lo stadio non solo alla fine, ma a più riprese: una chiusura coi tempi giusti, un’uscita palla al piede, un fraseggio con tre o quattro tocchi di prima, una conclusione verso la porta, una sventagliata… La gente si è divertita e anche se è uscita a mani vuote può guardare avanti con fiducia e con una certezza: quest’Arezzo, se continua così, in B può rimanerci eccome.
CHE PECCATO
Chiaramente dispiace non aver preso almeno un punto dopo una prestazione così. Fa un male cane perché sarebbe stato il giusto riconoscimento al classico “non mollare mai”, nemmeno sotto di due gol contro questo Palermo. Purtroppo, è lo scotto della serie B e la forza delle squadre costruite per vincere: su tre gol presi, due sono autentiche prodezze tecniche e balistiche, di cui una a tempo scaduto. Che gli fai? Non resta che applaudire anche loro, incartare e andare a casa, sconsolati ma già pieni di speranze per il prossimo futuro. Perché questo è forse l’unico momento del campionato in cui sono più importanti le prestazioni dei punti: oggi (già domani meno) è meglio una sconfitta dimostrando di avere idee e automatismi per arrivare in porta, segnare e vincere che una vittoria fortunosa senza uno straccio di gioco. Giocando sempre così quante ne potrai perdere? Giocando male, invece, quante ne potrai vincere? A lungo andare servirà anche portare a casa qualche vittoria sporca, qualche punto senza troppi meriti, con un pizzico di fortuna, magari, ma intanto forza, teniamoci stretta questa mentalità, questi principi di gioco, questa intensità e avanti per la nostra strada!
IACCARIN(H)O E SALA(H)
Se avessero un’acca nei loro nomi varrebbero milioni. Chi non ci ha capito un’acca mi sa è il Pisa, che a fine giugno ha lasciato svincolare il 2005 di Monza. Uno che corre a perdifiato, rincorre e s’inserisce, contrasta e porta palla, imposta e va al tiro. Sa fare tutto e sa farlo bene. Invece abbiamo capito benissimo perché ci è voluto un mese e mezzo per convincere il Napoli a darci il suo “scugnizzo” a titolo definitivo. In quindici giorni si è preso le chiavi della cabina di regia e sembra in B da una vita per come gioca a testa alta, si divincola nel traffico e distribuisce nel corto e nel lungo con uguale disinvoltura. Bravi e bravo chi li ha scelti, perché sono pure under e non occupano posti in lista. Meglio di così…
BOMBER
Chi non è più un under è quella punta là davanti che in B non ci aveva mai giocato, che sembrava con le valigie in mano e che si diceva volesse avvicinarsi a casa. L’unica affermazione sicuramente vera era la prima, ma concedeteci il dubbio anche su questa, visto come si è calato nella categoria: in due partite due gol, un assist e tante giocate utili a far salire la squadra e alla manovra. È tirato a lucido, non ha paura di duellare anche con difensori che hanno visto più serie A che altro (chiedere a Izzo o Bani per conferma) e ha quella fame che non si insegna, non c’è verso. Tanta roba, Pietro!
CAFFÈ RIGHETTI
Visto che il caffè Borghetti non ce lo vendono (e questo meriterebbe di finire nelle “note dolenti” più avanti) allora il nostro caffè corretto è Samuele Righetti: motorino perpetuo, elettrico come al quinto espresso della giornata ma lucidissimo nelle scelte e più preciso che in C. Grande prestazione anche per il perugino contro i rosanero, che fa scopa con la prima in Campania, dove ci scappò pure l’assist. Stavolta no, ma solo perché Cianci era un pelo indietro e Ionita un pelo avanti per arrivare all’appuntamento con il gol sul suo cross nel primo tempo. Se continua così rischia di “far fuori” il suo ennesimo dirimpettaio: quando arrivò c’era Coccia, poi sono stati presi Tito, Di Chiara e ora Cagnano. Ma alla fine gioca sempre deejay Samu. Born to run.
NOTA DOLENTE
Non saremmo aretini se ci andasse tutto bene. D’altronde siamo botoli e un po’ dobbiamo ringhiare. Se c’è una cosa che purtroppo non ha funzionato come sperato sono i subentrati, che non sono riusciti a dare l’apporto che serviva per tenere botta nel finale. A questi livelli, contro una squadra del genere, sono dettagli che si pagano. Una chiave per provare a raggiungere l’obiettivo salvezza senza eccessivi patemi sarà portare a condizione (atletica, mentale e tecnico-tattica) quei giocatori che non sono attualmente titolari ma che entreranno in pianta stabile nelle rotazioni. In questo potrebbe aiutare la lunga sosta per le nazionali tra venti giorni.
CORTOCIRCUITI
Ci sono cose che invece fanno proprio contatto e cozzano con la bellezza di tutto il resto. Per esempio, vedere la curva ospiti semivuota (non per colpa dei palermitani) dentro uno stadio gremito e brulicante d’entusiasmo. Imporre un numero massimo di biglietti vendibili senza motivi o precedenti di ordine pubblico è sinceramente incomprensibile. Farlo dopo che un presidente, di tasca sua, ha adeguato quel settore per contenere il triplo degli spettatori a cui è stato permesso di venire, invece, è proprio inaccettabile. Il mancato incasso a fronte dell’investimento chi ce lo mette? Sarebbe ora che qualcuno si facesse questo tipo di domande e battesse i pugni in qualche tavolo.
Un’altra cosa è lo stramaledetto Var: Marinelli può anche non aver visto, ma se la tecnologia non interviene per un episodio come il possibile rigore a fine primo tempo, allora togliamola del tutto e festa finita. Resto dell’idea che, con i dovuti mezzi, sia molto più sensato l’Fvs che abbiamo visto lo scorso anno, con la chiamata “a carico” degli allenatori delle squadre. Così, esattamente, che senso ha?
INNO AL CALCIO
E comunque, a prescindere dal risultato, da ciò che ha funzionato (quasi tutto) e cosa no (quasi niente) e da chi ha giocato bene (quasi tutti) e chi ha faticato (quasi nessuno), partite come Arezzo-Palermo riconciliano col calcio. Di questo va dato merito anche e soprattutto a Bucchi, che ha sempre detto di voler giocare per vincere e viso aperto con chiunque e non sono mai state frasi di circostanza. Difatti è stata una delle partite più belle, se non la più bella, degli ultimi vent’anni ed è esattamente questo tipo di partite che fa innamorare i tifosi, soprattutto i più giovani, i bambini e chi, magari, si è avvicinato all’Arezzo da poco e tornerà proprio per questo motivo. È questo tipo di partite che riporterà gente allo stadio, anche chi si è abbonato più per paura di non trovare il biglietto che perché convinto di farle tutte. È una partita come questa che farà fare un altro pienone e che fa affezionare a squadra e giocatori. È una partita come questa che premia chi era a Treviso nel 2007, chi ha visto il pollaio di Ponsacco, chi ne ha prese quattro a San Donato Tavarnelle o a Gavorrano, chi si è beccato le prese in giro a Pierantonio o Terranuova o ha pensato che a Pontedera nel 2018, o a Cremona nel 2010, o ancora col Ravenna nel 1993 fosse stata l’ultima partita della storia amaranto. A lungo andare, insomma, speriamo che per l’Arezzo questa sconfitta si riveli la sua vittoria più importante.












