Dieci punti d’analisi. Contro il Benevento una prestazione vuota, apatica: la classica serata no in cui affonda la barca con tutta la ciurma, a prescindere da 433 e 442. E più della fragilità in difesa, serve una soluzione per la sterilità in avanti. Quest’anno sarà un’altalena di entusiasmo e depressione e a maggior ragione occorre equilibrio. Alla fine l’Arezzo, considerando Verona un caso a parte per i 50 minuti in inferiorità numerica, ha steccato di brutto due partite in casa. Ma ha 10 punti e ha messo in mostra anche qualcosa di buono. Mercoledì si rigioca e non è detto che sia un male

1. Una prestazione vuota, apatica, senza adrenalina, senza fuoco. Il Benevento sabato sera ha giocato meglio, ha corso di più, ha lottato, ha vinto meritatamente. Complimenti a Floro Flores, perché la sua squadra ha destato un’ottima impressione e perché lui, a dispetto degli scettici, si sta dimostrando un allenatore che sa il fatto suo. La certezza che abbia un cuore amaranto sotto la divisa è un punto ulteriore a suo vantaggio.

2. Per quanto riguarda l’Arezzo, forse la sbornia di Genova ha lasciato strascichi esiziali o forse il gruppo non ha ancora la solidità necessaria, a livello mentale, per garantire uno standard medio alto di prestazioni con la continuità necessaria. Con tanti esordienti in B nella rosa non sarebbe sorprendente. La terza sconfitta in quattro partite al Comunale, con gli amaranto irretiti dal fraseggio avversario e rari sussulti, ha ricordato quella altrettanto larga subita dal Sudtirol: gli avversari hanno di nuovo palleggiato in faccia a Ionita e ai suoi compagni, eludendo la pressione con abilità e sfondando anche quando l’Arezzo ha provato a giocare di contenimento e rimessa. E’ questo il dettaglio che più degli altri ha sollevato l’inquietudine del pubblico.

3. Male un po’ tutti, da Nunziante a Renzi, da Coppolaro a Righetti, da Ionita a Sala, da Tavernelli a Cerri. Poca roba anche i subentrati, classica serata no in cui affonda la barca con tutta la ciurma, a prescindere da 433 e 442. Poi è chiaro che qualcosa a destra, dove Okereke stava imperversando, si poteva tentare: perfino far debuttare Martinez, classe 2006 con zero minuti finora. Magari avrebbe portato una spruzzata di sana incoscienza. Si poteva dare spazio a Mancuso un po’ prima, provando a sparigliare le carte di una gara indirizzata su binari nefasti. Poteva avere un senso lasciare dentro Arena, il più intraprendente, e inserire Pattarello a sinistra, sul piede forte, al posto di un Tavernelli sempre più in riserva. Del resto, anche il Benevento giocava con due destri sui lati del tridente. Forse non sarebbe cambiato nulla. O forse sì, non lo sapremo mai.

4. Bucchi, come al solito in verità, è stato molto onesto a fine match. Si è preso le colpe della sconfitta e ha detto una cosa terribilmente vera: “Quest’anno sarà tutta un’alternanza di entusiasmo e depressione, entusiasmo e depressione. Dobbiamo essere bravi a mantenere il giusto equilibrio, a non esaltarci dopo le vittorie e a non deprimerci dopo le sconfitte”. Un monito che vale per tutti, anche per l’ambiente.

5. Il dato che più salta agli occhi è quello dei gol subiti: 17, solo il Catanzaro ha fatto peggio (20). Eppure, se si guarda bene, l’Arezzo ha preso 11 gol in tre secondi tempi (5 a Verona, 3 con il Sudtirol, 3 con il Benevento). Gli altri 6 gol li ha distribuiti nell’arco di 8 giornate ed è un rendimento assolutamente dignitoso. Purtroppo uno dei difetti che stanno venendo a galla è l’altalena di prestazioni, una sorta di schizofrenia che conduce a fare le prime due giornate al top e poi crollare al Bentegodi, a espugnare Empoli e poi consegnarsi al Sudtirol, a giocare due partite attente, di personalità, con Cremonese e Sampdoria, e poi giocare una non partita sabato sera. Queste montagne russe sono la spia di una fragilità cui mettere mano. Presentarsi al campo e sapere che l’Arezzo può fare qualsiasi tipo di prestazione, nel bene e nel male, instilla una fibrillazione deleteria per tutti.

6. Più urgente, e non sembri un paradosso, alzare il livello delle prestazioni offensive. 8 gol in 8 giornate sono pochi, specie per una squadra tutt’altro che sparagnina come l’Arezzo. Il cannoniere è Cianci che ha segnato solo due volte, una su rigore, l’ultima alla seconda giornata. Tavernelli è fermo a uno, Arena non l’ha mai buttata dentro, Pattarello nemmeno. Anche Cerri è al palo e addirittura è finito sul tabellino marcatori soltanto nell’amichevole del 22 luglio contro il Napoli. Mancuso vanta un gol a fronte di pochi minuti giocati. Tra i centrocampisti gli unici ad aver fatto gol sono Chierico e Ionita. Serve qualcosa di più e di diverso.

7. Molti si chiedono. Ma Ferrari? Ma Mancuso? Perché mai dall’inizio? Perché se arrivi da svincolato, a fine settembre, poi devi allenarti, trovare la condizione, aspettare il tuo turno. E’ così da sempre. E comunque a Carrara probabilmente Ferrari giocherà. Per Mancuso ci sono motivazioni diverse. E’ un giocatore letale dentro l’area di rigore e farlo giocare schiena alla porta per pulire la manovra, difendere palla, lavorare sporco, rischia di portarlo su un terreno non suo. Certo è che va trovato un compromesso tra gli equilibri di squadra e la necessità di sfruttare un attaccante con il gol nel sangue. Mancuso è un patrimonio da valorizzare, ma anche le mezze ali che si inseriscono lo sono. Non è facile.

8. Beccare 7 gol nelle ultime tre partite in casa e raccattare solo un punto non fa felice nessuno. Bucchi ha ragione pure qui quando dice che perdere 1-0 non è come perdere 3-0 o 4-1, che bisogna imparare a modellare le sconfitte, a limitare i danni, a non farsi male da soli. Ma ogni cosa ha il suo tempo e questo fa parte del percorso che deve fare l’organico, che ha dei difetti (alcuni strutturali) e anche dei pregi, che ha preso legnate fragorose e ha anche fatto vedere cose buone. Ripensiamo al monito del punto 4, terribilmente vero.

9. Alla fine, se consideriamo Verona un caso a parte (espulsione di Illanes, 50 minuti in dieci) e andiamo ad analizzare a fondo, tutti i dubbi, le lamentele, i timori, le polemiche, i fischi e i vaffanculo nascono da due partite andate in malo modo al Comunale contro Sudtirol e Benevento. Due partite su 7. Due partite in cui la squadra si è sfilacciata, ha preso gli schiaffi e ha fatto una brutta figura. Ma l’Arezzo non è stato solo questo finora: ha vinto tre volte volte fuori casa, ha giocato buone partite, ha dimostrato idee e ordine in campo. Soprattutto, ha 10 punti in classifica. Probabilmente dovrà sudarsi la salvezza fino all’ultima giornata, sperando che riesca a ottenerla. E l’obiettivo stagionale era proprio questo, non stare al posto del Palermo.

10. Insomma, sarà meglio mettere tutto nel cassetto il più in fretta possibile. Mercoledì si rigioca e non è detto che sia un male.