Riavvolgiamo il nastro fino al 2 febbraio 2025, giorno in cui l’Arezzo uscì dal Barbetti con uno scialbo 0-0 che costò la panchina al tecnico. La squadra veniva da un periodo di netta flessione e da una sconfitta con il Pontedera che aveva spinto il presidente Manzo ad attaccare frontalmente i calciatori. Dopo la decisione di cambiare panchina, furono sondati vari profili e Pazienza sembrava quello papabile. Poi le cose andarono in modo diverso
Stavolta il salto all’indietro non è così lungo. Basta riavvolgere il nastro fino al 2 febbraio 2025, giorno in cui l’Arezzo uscì dal Barbetti con uno scialbo 0-0 che costò la panchina a Emanuele Troise, il quale oggi, per inciso, se la sta cavando bene alla guida del Lumezzane. Nonostante 50 minuti di gioco con l’uomo in più, gli amaranto crearono pochissimo e non riuscirono a sfondare.
Fu la goccia che fece traboccare il vaso, perché la squadra veniva da un inizio d’anno tremebondo: 5 punti in 5 giornate con una sola vittoria a Legnago, in casa dell’ultima in classifica, e appena un punto nelle 3 gare interne contro Vis Pesaro (0-0), Pineto (1-2) e Pontedera (2-4).
L’Arezzo si presentò a Gubbio dopo una settimana burrascosa. La disfatta con il Pontedera aveva mandato su tutte le furie Guglielmo Manzo, che in sala stampa se la prese con la squadra, pronunciando una frase destinata a restare nella memoria degli sportivi. “Oggi ho visto una marea di teste di cazzo giocare a pallone” disse il presidente, confermando la fiducia, poi rivelatasi a tempo, all’allenatore.
Il cambio di guida tecnica fu il punto di svolta di un’annata che si stava avvelenando. I tifosi presenti a Gubbio, non a caso, avevano srotolato due emblematici striscioni, uno all’inizio della partita (“mister e giocatori, fuori i coglioni”) e uno alla fine (“adesso fuori dai coglioni”).
Nei successivi due giorni di colloqui, la dirigenza sondò vari allenatori: da Donati a Bianco, da Cangelosi a Pazienza, con quest’ultimo che per diverse ore fu il candidato più papabile. Poi Bucchi, che si trovava a Marsiglia dal suo amico De Zerbi, ricevette la telefonata dell’Arezzo e raggiunse l’accordo per tornare in panchina dopo due anni di stop, inaugurando un nuovo corso.
Il resto è quasi cronaca. Da Gubbio a Gubbio: oggi, per certi versi, si chiude un cerchio.












