Sabato a un certo punto avrebbe avuto un senso sparigliare le carte, proporre qualcosa di diverso, in riferimento a modulo e interpreti, per dare una scossa alla squadra che si stava accartocciando su se stessa. Bucchi rivitalizzò l’Arezzo dell’anno scorso con una ventata di novità e ha portato in vetta l’Arezzo di quest’anno con intuizioni azzeccate, sta a lui trovare la chiave per queste ultime te giornate. Gli esterni, rispetto al girone d’andata, segnano meno e in casa i tre punti mancano dall’8 febbraio: ma gli amaranto sono ancora primi e mancano venti giorni alla fine. Nulla è vinto, nulla è perduto
RIMPIANTO – Sabato a un certo punto avrebbe avuto un senso sparigliare le carte, proporre qualcosa di diverso per dare una scossa alla squadra che si stava accartocciando su se stessa: modificare il sistema di gioco, scegliere altri interpreti. Forse non sarebbe cambiato nulla, forse sì. Mai come contro la Samb, c’era un fardello psicologico che appesantiva testa e gambe man mano che scorrevano i minuti, perché la botta della sconfitta con l’Ascoli non poteva non avere conseguenze. Per dare uno scrollone al gruppo, e quindi alla partita, poteva servire un rimescolamento più profondo e più tempestivo. Invece l’Arezzo è andato a morire di 433 fino all’87’. Questo rimpianto un po’ c’è.
IL TUNNEL – Bucchi ad Arezzo si presentò arretrando Guccione in regia con il trequartista Capello riprogrammato da mezz’ala. Aveva trovato un gruppo irretito, dimesso, lo rivitalizzò con queste iniezioni di novità. E’ una dote che ha conservato anche nei mesi successivi, tant’è che l’Arezzo è in testa (anche) grazie alle sue intuizioni. Nell’ultimo periodo invece sembra avervi rinunciato, ha scelto la strada della continuità a tutti i costi, che fino a un mese fa era un porto sicuro e adesso sembra una gabbia. Poi magari, anzi sicuramente, non è solo questo. Fatto sta che la squadra si è rimangiata un cuscinetto amplissimo di vantaggio e adesso si è infilata in un tunnel psicologico di cui bisogna trovare in fretta l’uscita.
ESTERNI IN FLESSIONE – I numeri dicono che Cianci ha segnato 6 gol all’andata e 6 al ritorno, Ravasio 5 all’andata e 4 al ritorno. I centravanti stanno facendo il loro, sono gli esterni che in zona offensiva hanno tirato il freno. Pattarello ha firmato 9 gol tra agosto e dicembre, solo 2 dopo il giro di boa e su azione non la butta dentro dal 3 gennaio. Tavernelli è andato a bersaglio appena una volta nelle ultime undici giornate. Varela addirittura non compare sul tabellino marcatori dal 19 ottobre a Ravenna. Il saldo negativo rispetto alla prima parte di stagione è cospicuo, così come è in rosso il confronto fra i punti conquistati: 38 all’andata, 31 al ritorno. E il campionato si è riaperto.
COMUNALE DA RICONQUISTARE – Il fatto che l’Arezzo, se finisse oggi il torneo, sarebbe in B, testimonia il buon lavoro fatto prima. Le difficoltà di oggi non cancellano i meriti di ieri, fermo restando che occorre rimettersi in sesto per la volata conclusiva. La squadra comunque in trasferta continua a fare bene: lo 0-0 di San Benedetto è una mezza sconfitta perché prima c’era stata la batosta con l’Ascoli. Ma il percorso esterno resta d’altissimo livello: 9 partite, 7 vittorie, 2 pareggi, 23 punti conquistati su 27, 12 gol segnati, uno solo incassato il 3 gennaio, con Venturi a 705 minuti d’imbattibilità. Gli impicci sono arrivati tutti in casa nel mese di marzo, con quattro gare da sold out o quasi sugli spalti e solo 2 punti raccattati. In realtà l’Arezzo non avrebbe meritato di perderne nemmeno una ma gli episodi spostano equilibri e giudizi. E vanno saputi portare dalla parte giusta.
VOLATA FINALE – Adesso mancano tre giornate, l’Arezzo è ancora primo in classifica e Bucchi è lo stesso allenatore che il gruppo l’ha guidato in vetta. Conservare una fondata fiducia non è follia. Poi ognuno ha le sue ansie e le sue speranze: il gol annullato sabato a Eusepi potrebbe essere un segno del destino o solo un modo per allungare l’agonia. Vedremo di qui al 26 aprile, con tre certezze: l’Ascoli in questo momento cavalca l’onda e ha il vento alle spalle, l’Arezzo ha preso un gancio da ko ma è ancora in piedi, il calcio è imprevedibile e i ribaltoni sono all’ordine del giorno. Nulla è vinto, nulla è perduto.












