Il pareggio contro l’Ascoli è buono. Per la classifica, per il morale e soprattutto per come è arrivato: lottando, combattendo, restando sempre aggrappati alla partita. L’Arezzo si è difeso bene, con ordine, con vigore, e nel primo tempo ha pure creato occasioni da gol. E’ evidente però che in avanti occorre alzare il livello di incisività e sta a Bucchi individuare le mosse giuste. Ma l’obiettivo è salvarsi all’ultima giornata e quindi con qualche malfunzionamento occorrerà conviverci. Lo 0-0 di ieri non basta per campare di rendita ma da qui si può ripartire
CON IL CUORE – Il punto contro l’Ascoli è buono. Per la classifica, per il morale e soprattutto per come è arrivato: lottando, combattendo, restando aggrappati alla partita anche quando le gambe sono diventate pesanti e la paura della beffa ha iniziato a fare capolino. Dopo due sconfitte brutte, figlie di prestazioni imbelli, l’Arezzo ha dato la risposta che serviva. Certo non è stata una gara scintillante né una prova di forza, ma novanta minuti di applicazione, sacrificio e volontà meritano sempre la giusta considerazione. E di questi tempi non sono dettagli.
PORTA INVIOLATA – Contro un Ascoli in salute, solido dietro e pericoloso davanti, gli amaranto hanno giocato con ordine e attenzione. Nel primo tempo, oltre a difendersi bene, hanno trovato anche gli spazi per ripartire e costruire occasioni pulite con Arena, Ionita e Tavernelli. Poi la spinta offensiva si è progressivamente esaurita, la squadra si è abbassata e davanti non si è vista più. Dietro però è rimasta granitica, concedendo solo un tiro da fuori area di Silipo su cui Nunziante ha risposto egregiamente. Porta inviolata per la terza volta in stagione e anche questo è un elemento di rilievo.
COPERTA CORTA – I difetti restano, sarebbe stupido negarli anche perché i numeri sono chiari: 9 gol segnati in 10 giornate sono pochi, 19 al passivo restano troppi. La squadra ultimamente fatica a trovare equilibrio tra le due fasi: quando attacca concede campo, quando si abbassa perde incisività. La coperta è corta e Bucchi deve trovare il modo di allungarla. Ma intanto l’allenatore, dopo giorni complicati, ha ritrovato un Arezzo vivo, compatto, che sa lavorare sporco pur di centrare il risultato. Tavernelli è stato encomiabile per generosità e chilometri percorsi, la difesa ha retto l’urto e anche in mezzo al campo si sono registrate note positive, da Mawuli a Ionita. Apprezzabile anche il contributo di Cerri, centravanti di lotta più che di governo. Un punto conquistato da squadra.
MONTAGNE RUSSE – Il calcio è fatto anche di queste partite. E forse conviene ricordare una cosa, senza farsi condizionare dalle montagne russe emotive di cui ha parlato Bucchi: l’Arezzo non deve vincere il campionato, deve salvarsi. Anche all’ultima giornata, anche con un punto di vantaggio sulla zona retrocessione. Questo non significa che bisogna accontentarsi o nascondere le magagne, ma avere chiaro il traguardo e il percorso da seguire per raggiungerlo. Con qualche malfunzionamento occorrerà conviverci, perché una squadra che punta a restare in categoria avrà sempre, per forza di cose, dei granelli di sabbia nell’ingranaggio. Dunque serviranno continuità, equilibrio, qualche gol in più e meno passaggi a vuoto. Intanto, dopo due partite senz’anima, si è rivista una squadra che ha voglia di sbattersi dal primo al novantesimo. Non basta per campare di rendita ma da qui si può ripartire. Con l’elmetto in testa.












