Bucchi festeggia con i tifosi dopo il 3-0 di Pesaro

Con il 3-0 di Pesaro gli amaranto hanno sfatato un tabù che durava dal 1968 (e poi fu serie B), inanellando la terza vittoria consecutiva. I numeri sono eclatanti: miglior attacco, seconda difesa, 10 giocatori a bersaglio. Il tutto sotto la regia di un allenatore che ha confermato la sua versatilità, lasciando il possesso agli avversari per costruirsi gli spazi da assaltare. Un’elasticità tattica che non è incoerenza bensì dimostrazione di forza

CORSI E RICORSI – Avevamo dipinto il diavolo più brutto di quel che si è dimostrato. Quella di Pesaro doveva essere una partita spigolosa, scorbutica, ostica e in effetti i precedenti suggerivano questo. Invece il gol di Tavernelli dopo 9 minuti ha anestetizzato la Vis e messo in discesa una gara che, alla fine, si è rivelata più semplice del previsto. E’ la terza vittoria consecutiva, la seconda gara di fila chiusa senza gol al passivo e senza una vera parata di Venturi, con il Benelli espugnato dopo quasi sessant’anni: l’ultima volta era successo nel 1968 e a fine stagione, udite udite, arrivò la promozione in B. I corsi e ricorsi storici non garantiscono nulla ma questo Arezzo viaggia con convinzione. E con personalità.

GOL GOL GOL – Alcuni numeri. L’Arezzo è la squadra che ha vinto di più nel girone (15 partite su 21). Ha il miglior attacco complessivo (41 gol), il miglior attacco interno (18 gol) e il miglior attacco esterno (23 gol). Non ha la miglior difesa (16 gol) perché l’Ascoli in questo caso ha fatto meglio (12). Sono 10 i giocatori che hanno trovato il gol: l’elenco comprende Pattarello (10), Cianci (7), Ravasio (6), Tavernelli (6), Varela (4), Chierico (3), Renzi (2), De Col (1), Guccione (1) e Mawuli (1).

L’OCCHIO LUNGO DI BUCCHI – Come ad Ascoli, Bucchi è stato sagace: ha lasciato tanto possesso agli avversari (59%), che sono solidi dietro ma sterili davanti, e ha approfittato degli spazi che via via si sono aperti. Questo saper cambiare pelle a seconda delle circostanze è una delle qualità migliori di un allenatore giovane ma esperto, che ama il calcio d’attacco ma sa fare di necessità virtù quando serve. Avevamo già scritto che Bucchi non è un integralista. Ama il fraseggio, la verticalità, il gioco propositivo ma se c’è da difendersi, non ha vergogna a difendere. Se c’è da fare densità, come a Pesaro, si fa densità davanti nella metà campo. Disegna la squadra con il 433 ma se c’è da blindare l’area nei minuti finali, va benissimo la difesa a cinque. I princìpi contano e restano quelli, è la loro applicazione che varia a seconda del contesto tattico, dell’avversario, del punteggio. Questa elasticità non è incoerenza bensì forza. A Pesaro se n’è avuta un’altra dimostrazione.