Dicembre 2006: il 12 il ricorso (respinto) dell’Ac Arezzo contro la penalizzazione di 6 punti per il grottesco coinvolgimento nel processo di Calciopoli, il 16 la trasferta di Verona. Una partita battagliata fino alla fine, con due espulsioni e la rete della vittoria a tempo quasi scaduto
Dicembre 2006, l’Arezzo era al terzo anno di B con 6 punti di penalizzazione in classifica a causa del grottesco coinvolgimento nel processo di Calciopoli. Il 12 di quel mese la Camera di conciliazione e arbitrato del Coni aveva respinto il ricorso del presidente Mancini e della società, rappresentati dall’avvocato D’Avirro. Il -6 rimase intatto, con tutte le conseguenze che avrebbe comportato in seguito: sarebbe bastato anche solo lo sconto di un punto e oggi racconteremmo tutt’altro.
Il 16 dicembre il calendario propose la trasferta di Verona. Alcuni dei gruppi organizzati gialloblu si erano spostati nella tribuna che sta sopra le postazioni stampa e da lì si facevano sentire, anche con lancio di oggetti e rotoli di carta che finivano in testa ai giornalisti. Forse volutamente o forse no, ho sempre avuto il dubbio… Gli aretini presenti invece misero in scena una delle tante proteste di quell’anno contro il Palazzo.
In campo fu battaglia: l’Hellas di Ficcadenti non era uno squadrone, l’Arezzo di Sarri aveva più birra ma rimase in dieci per il rosso al “rosso”, cioè Mirko Conte, a inizio ripresa. Poi Pieri cacciò anche Iunco e il match impazzì fino a quando, al minuto 94, Roselli produsse un assist al bacio per la testa di Floro che la schiaffò dentro proprio davanti al settore. E’ uno dei gol che ancor oggi ricordo con maggior piacere per il mix di felicità e rabbia (causa ingiustizia subìta nei tribunali) che mi accese nell’anima.
Grande stadio il Bentegodi, partita di un’intensità folle, bellissimo ricordo. A fine anno retrocessero sia amaranto che gialloblu ma questo dettaglio, almeno per oggi, lo lasciamo da parte.












