Dopo le brutte prestazioni contro Benevento e Carrarese, la squadra ha tirato fuori l’orgoglio. E ha dimostrato anche che sta con l’allenatore, giocando un’ottima partita dal punto di vista difensivo. I bianconeri, squadra leader in B per possesso palla e tiri in porta, sono stati poco pericolosi, dettaglio che era già emerso nelle due sfide della stagione passata. La scelta di utilizzare il 451 in fase di non possesso, con Tavernelli utilissimo in ripiegamento come lo era stato Varela al Del Duca un anno fa, ha pagato. Iaccarino il giocatore che ha coperto la maggiore distanza in campo: 11 chilometri. Piuttosto è mancata qualità nelle ripartenze, che unita a una maggiore personalità resta fondamentale per conquistare i tre punti
Dopo le due brutte battute d’arresto contro il Benevento di Floro Flores tra le mura amiche e contro la “nuova” Carrarese di mister Pagliuca allo stadio dei Marmi di Carrara, la decima giornata di campionato poneva di fronte le due neopromosse Arezzo e Ascoli, per un remake del lungo e avvincente duello che aveva caratterizzato gran parte della passata stagione, culminata con la meritata vittoria del campionato di serie C da parte degli amaranto.
Cinque gol al passivo e una sola segnatura all’attivo, arrivata per giunta su rigore a tempo praticamente scaduto, pesavano come un macigno: pochi giorni dopo la notte magica di Genova, la classifica è diventata improvvisamente più brutta, ha iniziato a serpeggiare malcontento non solo tra i tifosi ma anche in società e di colpo sono finiti tutti in discussione, dai calciatori a Bucchi, sulla cui testa hanno iniziato ad addensarsi nubi minacciose. Il mister ha dovuto gestire giorni difficili come da lui stesso ammesso, preparando la sentitissima partita contro l’Ascoli in un clima (troppo?) pesante, chiedendo ai suoi ragazzi una reazione d’orgoglio. Grinta, corsa, concentrazione, compattezza ed equilibrio, tutto quello che non si era visto contro Benevento e Carrarese sono state le richieste del mister e i ragazzi da questo punto di vista hanno risposto alla grande, fornendo una grande prestazione dal punto di vista difensivo e dimostrando (se mai ce ne fosse stato bisogno) che la squadra sta con Bucchi.

Da una parte l’Ascoli, sorpresa del campionato e forte della terza posizione in classifica dopo 9 turni, miglior difesa con appena 6 reti subite e quarto attacco con 16 reti all’attivo; dall’altra parte l’Arezzo, 10 punti (1 solo sopra i play-out), seconda peggior difesa con 19 reti al passivo (peggio solo il Catanzaro con 21) e 9 gol fatti (solo uno in più di Cremonese, Empoli e Sampdoria, peggiori attacchi del campionato). Molti pronosticavano una nuova battuta d’arresto per gli amaranto, ma il campo per fortuna ha detto altro: Ionita e compagni hanno ottenuto un meritato pari, mantenendo la porta inviolata per la terza volta in stagione. Nonostante i tanti gol al passivo, meglio dell’Arezzo finora solo 3 squadre (Cremonese, Padova e appunto Ascoli) con 4 clean sheet. Se da una parte l’Ascoli ha dominato nel possesso palla, con una supremazia schiacciante (76% a 24%, record stagionale assoluto, superato il 75% registrato dalla Cremonese nella vittoria esterna di Empoli alla seconda giornata di campionato), dall’altra l’Arezzo è andato più vicino alla segnatura cogliendo un palo con Arena e sfiorando il gol in altre due occasioni (con Ionita di testa e ancora con Arena sul tap-in mancato dopo la respinta di Vitale sulla botta di Tavernelli), mentre l’Ascoli ha collezionato solo 2 occasioni con Chakir a inizio gara (colpo di testa di poco fuori) e con Silipo nella ripresa (prodigioso Nunziante nell’occasione).
Quella di lasciare il possesso palla ai marchigiani, statistica nella quale l’Ascoli domina il campionato (unica squadra con oltre il 60% di media a partita), è stata una chiara scelta tattica da parte di Bucchi, che ha preferito attendere nella propria metà campo gli avversari per poi ripartire velocemente in contropiede una volta recuperato il pallone. Non solo, ma un po’ come un anno fa ad Ascoli, il mister ha riproposto una difesa a 5 in fase di non possesso, con l’esterno alto che si abbassava a fare il quinto raddoppiando su Silipo (12 mesi fa ad Ascoli fu Varela, domenica Tavernelli), mentre sull’altra fascia Arena rimaneva un po’ più alto per tenere impegnato Guiebre e limitare le sue sortite offensive in appoggio a D’Uffizi. La strategia si è rivelata (quasi) vincente, con un Ascoli che ha visto imbrigliate le sue principali fonti di gioco offensivo (Silipo e D’Uffizi) e che si è reso molto meno pericoloso del solito, tanto da tirare solo 6 volte di cui 2 nello specchio, a fronte di una media a partita che recita 13.7 tiri totali e 4.5 tiri in porta. Purtroppo domenica fra gli amaranto sono venute meno un po’ di qualità, convinzione e precisione nelle conclusioni dopo le ripartenze, cosa che un anno fa non era mancata (memorabili le marcature di Pattarello e Chierico, dopo ripartenze fulminee entrambe avviate da Ravasio).

Tralasciando l’annosa e stucchevole diatriba tra giochisti e risultatisti, si può senza dubbio affermare che negli ultimi 3 scontri diretti tra Tomei e Bucchi, 1 vittoria per parte (lo scorso anno) e un pari (quello di domenica), il mister amaranto ha sempre saputo imbrigliare l’avversario. L’Ascoli ha sempre avuto grandi difficoltà nello scardinare la difesa amaranto e le uniche due reti marchigiane sono entrambe arrivate nella vittoria dello scorso marzo al Comunale di Arezzo, solo grazie a due autentici regali: la sanguinosa palla persa da Iaccarino sulla pressione di Gori, che portò al momentaneo vantaggio di Rizzo Pinna, e l’inutile trattenuta in area di rigore di Gilli su Corazza a tempo scaduto, che condannò gli amaranto a un finale di stagione thriller. Per il resto pochissime le occasioni da rete create dalla squadra di Tomei contro Bucchi.
Per concludere, una curiosità: il giocatore amaranto che domenica ha corso di più non è stato come molti potrebbero pensare Tavernelli, encomiabile nel suo doppio ruolo di incursore offensivo e primo difensore su Silipo con 10 km percorsi, e neppure l’instancabile Ionita con 10.2 km percorsi, bensì Iaccarino con addirittura 11.0 km, autore di una prestazione a tutto campo come mostrato dalla heat map (rappresentazione grafica che mostra il posizionamento e il raggio d’azione in campo durante la partita).
Domenica scorsa, visto il momento difficile e la caratura dell’avversario (l’Ascoli si è dimostrato ancora una volta squadra di grande qualità e di assoluto valore) era difficile chiedere qualcosa di più agli amaranto, ma per il futuro, magari già dalla prossima trasferta di sabato in quel di Castellammare di Stabia, per ottenere i 3 punti serviranno prestazioni più coraggiose, con maggior personalità e qualità dal punto di vista offensivo, cercando di mantenere l’equilibrio e la compattezza difensiva mostrata contro i marchigiani.












