Il caso Ternana, il caso Rimini, il Palazzo, la regolarità del campionato. Il destino resta in mani amaranto
Dunque funziona così. Il Rimini va in liquidazione volontaria il 27 novembre 2025 e il 28 novembre si vede revocare l’affiliazione dalla Figc. Mancavano quattro giornate alla fine del girone di andata, non quattordici: cavillando qua e là, visto che l’escamotage si trova sempre, si poteva pure allungare il brodo un altro mese e salvare il salvabile perlomeno fino al giro di boa. Ma le regole sono regole, si disse allora, e vanno rispettate, a prescindere da chi ci rimette, chi ci guadagna e da quando occorre intervenire. La Ternana va in liquidazione volontaria il 13 aprile e il 16 siamo ancora qui a dibattere se l’iter giudiziale ha la precedenza oppure no, se il campionato è più regolare se la Ternana finisce cancellata o se gioca fino all’ultimo. In un mondo ormai saturo di complottismi vari e assortiti, di vittimismi a 360 gradi, certe storie sembrano studiate apposta per fomentare gli animi e spengere quella residua fiammella di credibilità che il nostro calcio conserva.
I casi Rimini e Ternana sono di recente attualità, ma con la testa sotto la ghigliottina potevano esserci Arezzo e Ascoli, Perugia e Salernitana, Lumezzane e Casertana, Spal e Catania. Anzi, molte di queste società hanno vissuto drammi sportivi analoghi. Non sarebbe cambiato nulla. E chi, suo malgrado, ha sperimentato sulla pelle certe vicende sconce, non può non augurare ai tifosi ternani, in questo caso, di trovare una strada per salvare il titolo, continuare a seguire i propri colori, alimentare una passione che non deve essere calpestata. Anzi, tanto di cappello: in mezzo all’ultima ridda di dichiarazioni, invettive, insulti incrociati, menefreghismi assortiti, stanno combattendo in modo leonino. Un plauso da chi ha dovuto affrontare battaglie simili. Il problema non è questo. Il problema è che c’è sempre una postilla, un’interpretazione, un vulnus che cambia le cose, cosicché ciò che era vero ieri non è più vero oggi. E’ questo, non altro, che stride.
La Ternana, tornando a bomba e visto quello che è accaduto in giornata, doveva chiudere bottega? C’è chi dice di sì, chi sostiene di no. Dando per certa l’imparzialità delle istituzioni, come ha fatto ieri il presidente Manzo in un comunicato da sottoscrivere per intero sia riguardo la forma che la sostanza, non esistono grandi alternative se non mettere la testa sul campo e pensare solo a quello. Lambiccarsi il cervello rimuginando su cosa sta succedendo e se dietro ci sia un qualche disegno maligno, sarebbe umano ma poco utile. L’Arezzo nella sua storia non ha mai avuto grandi botte di fortuna, né in campo né fuori. Non ce l’ha avuta nemmeno nel 2018, durante la battaglia totale, nonostante qualche personaggio di bassa lega in queste ore sia tornato a bofonchiare frasi sconnesse su quella vicenda, ribadendo di non averne compreso premesse e sviluppi né allora né adesso.
Il Palazzo, non per motivi di buon cuore ma esclusivamente per tutelare se stesso, cerca sempre di tenere in vita il moribondo. A volte ci riesce, a volte no, talora ci prova con maggiore solerzia, talora blandamente. Stavolta, a differenza di quanto accadde a novembre, pare abbia centrato l’obiettivo. Non saremo ai due pesi e alle due misure ma una differenza evidente c’è, visibile a tutti. E comunque ok: il campionato, già sfregiato dall’esclusione del Rimini, conserva secondo molti una parvenza di logicità. Sarà il campo a decidere chi andrà ai playout, ai playoff e in serie B. L’Arezzo ha due cose da fare. Uno: studiare bene le carte perché non si sa mai. Nel 2006 il club venne deferito e condannato per illecito presunto che le successive fasi del processo dimostrarono non essersi mai consumato, una roba folle. La seconda cosa è vincere sabato: non sarà facile, non è impossibile. Tutte le chiacchiere intorno a questa storia, in cui la squadra c’è finita dentro di rimbalzo, devono diventare benzina sul fuoco. Il destino è in mani amaranto, va afferrato con forza.












