Classe 1959, è stato eletto con il 65,58% dei consensi a Roma. Ex presidente del Coni, dovrà rilanciare il più seguito sport italiano. Nel progetto figurano la valorizzazione del torneo cadetto, con incentivi per l’utilizzo dei ragazzi del vivaio, e delle seconde squadre in accordo con la Lega Pro. Restano fuori divieti di trasferta, prezzi dei biglietti e orari delle partite
Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Figc. Oggi, lunedì 22 giugno, l’ex presidente del Coni ha ricevuto il 68,58% dei consensi dall’assemblea elettiva a Roma, prevalendo sull’altro candidato Giancarlo Abete. Tra gli uomini più influenti dello sport italiano, Malagò avrà ora il compito di rimettere in piedi un sistema in difficoltà, dopo la terza assenza consecutiva della Nazionale azzurra dai Mondiali. Lo riporta l’agenzia AdnKronos.
Nato a Roma il 13 marzo 1959, Malagò appartiene a una famiglia legata in maniera profonda al mondo dello sport e dell’imprenditoria. Suo padre Vincenzo fu a lungo vicepresidente della Roma, squadra di cui il nuovo presidente della Figc è noto tifoso, oltre che fondatore del gruppo Samocar, realtà di riferimento nel settore automobilistico. Laureato in economia e commercio presso l’Università di Siena, in passato si è distinto nel calcio a 5, vincendo tre scudetti con la Roma Rcb e quattro Coppe Italia. Ha fatto anche parte della Nazionale italiana di futsal, partecipando al Campionato del Mondo del 1986 in Brasile. Terminata l’attività agonistica, ha costruito la sua carriera tra impresa, sport e relazioni istituzionali. Nel 2013 diventò presidente del Coni, carica che ha rivestito fino al 2025.
LA SERIE B
Nel suo programma elettorale, Malagò definisce la serie B come una “categoria ponte” e il principale “laboratorio del talento italiano”. L’idea è attribuirle un ruolo centrale nella formazione dei giovani, premiando i club che investono in vivai, centri sportivi e modelli gestionali solidi. Sul piano economico emerge un passaggio rilevante: le licenze nazionali e i controlli non dovranno essere strumenti punitivi ma di stabilizzazione, con parametri chiari su liquidità, indebitamento e costo del lavoro. Malagò immagina una serie B più protetta dagli effetti devastanti della retrocessione e più incentivata a lanciare giovani italiani.
LA LEGA PRO
Per quanto riguarda la Lega Pro, il programma ammette apertamente che qui si concentrano le maggiori tensioni tra costi e ricavi. L’aspetto più significativo è l’apertura a una riflessione complessiva su numero dei club; format dei campionati; criteri di ammissione; costi minimi di partecipazione; parametri infrastrutturali. Malagò non propone tagli immediati, ma per la prima volta il programma presidenziale lascia intendere che il format non sia un tabù e possa essere ridiscusso.
LE SECONDE SQUADRE
Nel capitolo dedicato alla Lega Pro si parla esplicitamente dello sviluppo delle seconde squadre come strumento per valorizzare il talento italiano. Il concetto ritorna anche nel capitolo sui giovani, dove seconde squadre e partnership territoriali vengono inserite nella filiera che dovrebbe accompagnare i calciatori dai settori giovanili alla prima squadra. Malagò evita di imporre un modello dall’alto e propone di ampliare il progetto delle Under 23, ma cercando un accordo con la Lega Pro anziché uno scontro.
LE MULTIPROPRIETA’
Nel programma non compare un capitolo specifico. Non ci sono riferimenti diretti né a divieti né a modifiche normative. L’assenza di riferimenti espliciti è una notizia: dopo anni in cui il tema ha segnato grandi polemiche intorno ai casi Lotito-Salernitana e De Laurentiis-Bari, Malagò sceglie di non aprire un fronte specifico sulle multiproprietà.
COSA NON C’E’ NEL PROGRAMMA
Nel programma del neo presidente trovano spazio sostenibilità, giovani e riforme dei campionati, ma restano fuori le battaglie storiche del tifo: stop ai divieti di trasferta, biglietti popolari e revisione dello spezzatino televisivo, argomenti cardine della petizione popolare che ha raccolto 150mila firme in tutta Italia e che la scorsa settimana è stata presentata e depositata in Senato.












