Maniero esulta dopo un gol in amaranto all'Alessandria

Il centravanti, classe 1987, ha deciso di appendere le scarpe al chiodo. L’annuncio tramite i canali social. Nel 2009/10 conquistò il pubblico amaranto con le sue doti tecniche e l’entusiasmo con cui scendeva in campo

Riccardo Maniero lascia il calcio giocato. Classe ’87, attaccante, nella sua lunga carriera ha giocato anche ad Arezzo. In pratica spiccò il volo proprio al Comunale nella stagione 2009/10, quella della staffetta tra Leonardo Semplici e Beppe Galderisi in panchina. Gli amaranto chiusero il torneo di C1 al quarto posto, per poi perdere la semifinale play-off contro la Cremonese. Fu l’ultima stagione della vecchia Ac Arezzo, visto che in quell’estate il presidente Piero Mancini optò per la messa in liquidazione del club, che dovette ricominciare dalla serie D con Marco Massetti alla presidenza.

Maniero, cresciuto nelle giovanili della Juventus, fra i tanti acquisti del dg Franco Ceravolo fu uno dei più azzeccati. Alle spalle aveva una stagione in B con l’Ascoli (un gol) e una a metà fra Bari e Lumezzane (1 gol). Arezzo, dove arrivò in prestito, fu per lui un bel trampolino di lancio: 31 presenze totali, 18 delle quali da titolare, e 12 reti all’attivo. La tifoseria ne apprezzò da subito le doti tecniche ma anche l’entusiasmo con cui, a 23 anni, si dava da fare per conquistarsi il posto da titolare e uno spazio nel calcio che conta. Insieme a Vincenzo Chianese, napoletano come lui, formò un ottimo tandem offensivo che a fine stagione portò in dote, tra campionato e play-off, la bellezza di 28 gol.

Maniero, che agli spareggi con la Cremonese dovette addirittura giocare da portiere per le espulsioni di Erpen e Mazzoni, lasciò poi Arezzo per trasferirsi al Pescara. Da lì dieci stagioni consecutive in serie B, indossando le maglie di Ternana, Catania, Bari, Novara e Cosenza, prima dell’approdo ad Avellino. Poi Turris, Savoia, Pompei e Boys Caivanese in Eccellenza.

“È arrivato il momento di dire addio al calcio giocato – ha scritto Maniero sui social. Non è facile trovare le parole per salutare qualcosa che per una vita intera è stato molto più di uno sport. Il calcio è stato sogni, sacrifici, gioie, delusioni, vittorie, sconfitte, spogliatoi, trasferte, abbracci e qualche lacrima. È stato svegliarsi con la voglia di allenarsi, entrare in campo con il cuore che batteva forte e cercare sempre di dare tutto quello che avevo. Oggi, però, è arrivato il momento di fermarmi. Lo faccio con un’emozione difficile da spiegare, perché dentro di me so che non sto semplicemente lasciando un campo da calcio. Sto salutando una parte importantissima della mia vita. Grazie ai miei compagni, a quelli che hanno condiviso con me gioie e difficoltà, dentro e fuori dal campo. Alcuni sono diventati amici, altri sono diventati fratelli. Porterò con me ogni spogliatoio, ogni partita e ogni momento vissuto insieme”.